Storie, poesie, canzoni, fanfiction e cavolate varie.
» 01/11/2008, 22:53
E finalmente inizio la mia fan story su Touhou *ç* ci ho messo un pò a decidere il titolo, perchè ha dei significati particolari ùù ed ecco il cap 1, anche se in realtà è una sorta di introduzione, non ho mai scritto un capitolo così corto XD ~Avviso: La storia nasce nei luoghi citati nei giochi di Touhou, alcune vicende si svolgono in questi luoghi, appariranno molti protagonisti della serie e altri intrecceranno rapporti con i personaggi da noi inventati, ma la storia si evolverà secondo alcuni criteri che con il classico Touhou Project non hanno nulla a che vedere e anche l'ambientazione iniziale cambierà e cambierà spesso. Touhou Project sono solo alcuni luoghi, alcune storie e alcuni personaggi. Il resto è a discrezione dell'autore.~ Eclipse Demarcation: Storia piena di intrighi e di mistero, di nobili, di battaglie, di ricordi e di sague. Vissuta e raccontata da Shizuka Akatsuki Stars and Hearts Carnival: Storia abbastanza introspettiva con sfumature divertenti, piena di magia ed evolve con una vena di Majokko. Vissuta e raccontata da Mitsuki Shiroyume La Storia seguente contiene:- Modi di vestire trasgressivi, minigonne o magliette scollate, mode strambe o poco conosciute. - Magie e poteri occulti, sbrilluccicosi e pieni di cuori, fasci di luci, stelle, diamenti e cristalli, pozioni e infusi dagli effetti improbabili. - Creature strane, conigli, sirene, tizi random, bambole parlanti e gatti che diventano umani. - Amore, anche per persone dello stesso sesso o creature improbabili qui sopra descritte, romanticismo, passione, ma niente scene spinte. Ovviamente ci sono baci e abbracci. - Avventure, corse, risse, casini, esplosioni, misteri, indovinelli. - Momenti stupidi, pazzie, idiozie, pensieri cretini, momenti inutili, stupidi filler. - Parolaccie, modi di parlare sbagliati, dizionari non usati, robe sgrammaticate, usanze giovanali, verbi improbabili, la rovina della lingua in sè per sè e dei professori di letteratura. - Oggetti strani, misteriosi, curiosi, pericolosi, carinissimi. - Luoghi dai nomi realmente esistenti ma inesistenti in sè per sè, copie virtuali inventate a scopi descrittivi. - Sangue, distruzione, paura, morte, omicidi e tante altre cavolate che fanno i malvagi in tutte le storie. Non ci sono descrizioni forti, i deboli di cuore possono continuare a mangiarsi il loro panino. I protagonisti non sono umani e non sono esistenti, hanno tutti CENTORDICIMILA anni ed è tutta pura finzione
Si avvisano i gentili lettori che la lettura di questa fan fiction può portare disturbi mentali, pazzia, mal di testa, parlantina a vanvera e allucinazioni di primo grado. E' severamente sconsigliato agli emo di tagliarsi. Se siete pervertiti andate altrove, non troverete nè situazioni hentai nè belle gnocche da farvi. FUORI HO DETTO.
Stage 0
La ragazza e il suo destino Osservando gli adulti impegnati nel loro duro lavoro per poter mantenere le famiglie, iniziò a pensare di voler restare per sempre una bambina, giocando innocentemente senza aver altri pensieri. Tuttavia la primavera dell'infanzia passò lentamente, ritrovandosi ormai una ragazza con un futuro da scegliere e un misterioso destino. Mentre appuntava i suoi pensieri sul diario, venne interrotta da una voce che la chiamava. Si issò, scocciata, uscendo da quella che era la sua piccola stanza ed avviandosi nel locale accanto. -Oh, finalmente!- rimproverò una voce severa. La voce apparteneva ad un uomo con i capelli brizzolati, barba e baffi, che portava degli occhiali e vestiva un kimono. -C'è un cliente! Va ad accoglierlo.- continuò. La ragazza sbuffò, non aveva voglia di lavorare, quella mattina. Eppure si avviò, osservando il padre con la coda dell'occhio, verso l'ingresso, dove una donna anziana stava in attesa di qualcuno che l'avesse servita. -Buongiorno, Signora. Felici di avervi al White-Dream Restourant!- disse, invitandola a sedersi in un posto accanto alla finestra. La signora sorrise, seguendo la ragazza e accomodandosi nel posto indicatole, molto confortevole. Squadrò la ragazza, che attendeva l'ordine. Era una giovane ragazza bella e curiosa, ma ciò che colpiva la gente era soprattutto il colore dei suoi occhi, il destro azzurro e il sinistro ambrato, in netto contrasto con gli splendidi capelli albini di un sottile biondo quasi candido come la neve. -Ne sono passati di anni...Shiroyume-chan.- disse la donna. La ragazza sembrò stupita, non era da tutti chiamare una giovane con tanta cortesia. anzi, di solito le persone adulte chiamavo i ragazzi per nome, semmai erano i giovani a dover chiamare gli adulti per il cognome, come dimostrazione di cortesia ed educazione. -La prego...mi chiami Mitsuki...- disse, alquanto sorpresa. La donna sorrise. -si, si, Mitsuki-chan...ero abituata con tuo padre e tua madre...- disse, spiegando il perchè di quel nome. Mitsuki sorrise. -quando nascesti tu, era una notte di luna piena.- disse, osservando il soffitto come se stesse ricordando l'evento. Mitsuki si incuriosì, non sapeva che quella donna sapesse delle cose sul suo conto. -...per questo mi è stato dato il nome Mitsuki...- disse, come per terminare la storia. La donna sorrise nuovamente. -Che significa appunto luna piena. E il nome del ristorante è la traduzione inglese del cognome Shiroyume, appunto bianco sogno.- continuò. Perchè le stava dicendo certe cose? Lo sapeva già, dopotutto erano cose di famiglia. -...Bianco sogno di Luna piena sarebbe la traduzione del tuo nome completo. L'ho sempre detto che era un nome affascinante.- disse osservando il lato opposto del ristorante dove si avvicinava una donna dalla chioma castana e da splendidi occhi ambrati. -Kinomoto-san, sono lieta di vedervi qui.- disse la donna, inchinandosi alla figura saggia dell'anziana. -mia figlia si è comportata a dovere?- chiese, lanciando uno sguardo severo alla ragazza albina. -Splendidamente. Cortese e gentile come nessun altro ragazzo di questo luogo.- disse la donna. -Bene bene, posso ordinare a te, Sora-san?- chiese alla madre di Mitsuki, che sorrise. -Ma con immenso piacere!- disse, indicando a Mitsuki di pulire l'ingresso. La ragazza si armò di scopa e si affrettò a spazzare l'ingresso, salutando e indicando ai clienti i tavoli quando questi entravano. Era ormai pomeriggio inoltrato e pranzò solo con un pò di pesce e un bicchiere d'acqua. Non aveva mai molta fame e non beveva saké nè altro, si definiva rigorosamente astemia. Uscì dal ristorante con due secchi e arrivò al pozzo per prendere rifornimenti d'acqua. Lì vi incontrò una ragazza che aveva lunghi capelli corvini e due limpidi occhi verdi. -Hana!- disse, correndole incontro. Hana era la sua amica d'infanzia, erano cresciute assieme e non si sono mai separate. Mai nemmeno una bugia c'era stata tra loro, inoltre non avevano mai litigato. Era perfettamente in sintonia. -Mitsuki! Come va il lavoro?- chiese, pur sapendo l'amara risposta. Il sospiro dell'albina la fece sorridere come una conferma. -io...sono sicura che non è questa la mia strada.- disse, mentre svuotava il secchio del pozzo nel secchio grande portato dal ristorante. Hana sorrise. -l'hai sempre detto. I dei ti riserveranno qualcosa, oltre che lavorare in un ristorante di famiglia e cantare intrattenendo gli ospiti la sera.- disse, lisciandosi i capelli con le mani. Mitsuki sbuffò. -Ma dai!! sembro una geisha!- disse posando il secondo secchio riempito per terra. -Ma le geisha non cantano mica!- disse, sorridendo. -il tuo è un dono naturale, Mitsuki.- continuò, mentre Mitsuki cercava di alzare i secchi con grande fatica. -hai una voce fantastica!-. -Beh, non molti l'apprezzano.- disse l'albina, incamminandosi verso il ristorante, scortata da Hana. -Non molti lo sanno. Stranamente, quando c'è bisogno di pettegolezzi, non ce ne sono mai..- disse Hana, chiedendosi se non era colpa dei genitori della ragazza. -Cavolo...ci vorrebbe la magia per portare questi secchi!- si lamentò Mitsuki -sarebbe tutto più facile...- concluse, posandoli per terra, nel retro del locale. Hana osservò il cielo, limpido. -...devo trovare il mio destino.- disse all'amica. Hana la osservò. -Allora...prega.- disse, sorridendole. -Credi che non lo faccia già tutte le sere?- rispose, offesa. -Ma no. In un posto dove gli dei ti ascolteranno di sicuro!- disse indicando la sagoma lontana di una montagna. -....eh?- Mitsuki non era molto intuitiva, certe volte, così Hana le semplificò la vita. -Al tempio Hakurei.- disse, ammiccando. -n....NANI?!- *Nani = Come?! / Cosa?!

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» 01/11/2008, 23:09
Stage 1 - Fuga L'idea di arrivare fin lassù era alquanto allettante, tuttavia poteva sembrare un'enorme pazzia. Era risaputo che era un rischio lasciare il villaggio, inoltre il monte era infestato da Youkai alquanto pericolosi e attraversarlo era davvero pericoloso. Nessuno ormai si affacciava al tempio nemmeno di sfuggita. Per tutta la nottata, la ragazza albina si girò e rigirò nel letto mugugnando. L'idea di andare al tempio Hakurei a pregare gli déi era molto invitante, l'avrebbe di sicuro fatto conoscendosi e sapendo quanto fosse pazza. La paura erano non gli Youkai, ma i suoi genitori. Gliel'avrebbero proibito di sicuro. E Hana? Sarebbe voluta andarci anche lei, accompagnando l'amica. Se le fosse successo qualcosa non se lo sarebbe mai perdonato. Scosse il capo nervosamente, non poteva mettersi in una situazione tanto rischiosa. Decise di rinunciare, per cui chiuse gli occhi, intenzionata a dormire, data l'ormai ora tarda della notte e col canto dei grilli che la cullavano. Il risveglio fu alquanto brusco. La madre l'aveva letteralmente trascinata giù dal letto, sentiva ancora il dolore al sedere, mentre si vestiva di corsa per andare a lavorare. Nonostante cercasse però di concentrarsi sul lavoro, la sua mente fluttuava sulla cima del monte Hakurei. Era ancora preda dell'arduo dilemma, quando un ospite si innervosì e le urlò contro il piatto desiderato (per la quarta volta). -Prenditi una pausa.- fu la risposta del padre, alquanto irritato, mentre provvedeva a servire lui stesso il cliente. L'espressione che aveva non prometteva nulla di buono, e quando il severo padre ti dice "prenditi una pausa", si preannunciano rimproveri dolorosi al calar del sole. Uscì di fretta dalla porta sul retro, accomodandosi sulla panca di legno e stiracchiandosi ben bene. Aveva dormito poco, l'idea di andare a pregare nel tempio Hakurei non l'aveva abbandonata, era stata mandata via dal padre e il peggio doveva ancora venire...la giornata era decisamente incominciata col piede sbagliato. Una preoccupata Hana si affacciò dal muretto, curiosa di sapere come mai Mitsuki non stava lavorando. -mandata fuori...brutta figura con un cliente...- disse l'albina, abbozzando un sorrisetto falso. Hana sospirò, sedendosi accanto a lei. -allora. Ci andiamo?- chiese, riferendosi ovviamente al tempio. Mitsuki la osservò pensierosa. -nah, non ho bisogno di certe sciocchezze.- mentì, sperando che Hana smettesse di pensarci. Principalmente era lei che ancora ci pensava. -uh...ok.- disse, un pò delusa. La punta di delusione attirò l'attenzione di Mitsuki, probabilmente anche Hana voleva andare lì per chissà quale motivo, cercava quindi l'appoggio dell'amica per andare con lei. Una scusa? Cosa voleva in realtà? Hana si issò, pulendosi i vestiti. -Meglio così. Non credo sarebbe stato molto utile e inoltre era davvero pericoloso...- disse, pensandoci su. Mitsuki dovette cancellare la sua idea della scusa. -sono stata davvero stupida a proporlo.- sorrise all'amica e si diresse verso l'uscita. -ci vediamo dopo!- Mitsuki sospirò. Voleva parlare un altro pò, odiava lavorare e la prospettiva di tornare al ristorante a fare la cameriera qui e là era davvero troppo. -Si può sapere cosa diavolo pensi?- urlò con voce severa il padre. Sora, la madre, restò in disparte sospirando. Suo marito era sempre stato un tipo severo e autoritario. Il capo famiglia, dopotutto, aveva la responsabilità di mandare avanti il ristorante ereditato da sua madre, Utau. Mitsuki osservò il suolo con il viso colmo di rabbia. Non odiava i suoi genitori, ma la situazione che la vedeva costretta a lavorare in quel posto che avrebbe dovuto ereditare. Tutte le cose che farfugliava suo padre le erano indifferenti. Sapeva di essere la figlia unica, sapeva che un giorno sarebbe stata la proprietaria, sapeva che doveva lavorare duro anzichè perdere tempo in giro come i ragazzi della sua età che, appena finita la scuola, passavano tutto il giorno senza fare niente. In teoria, avrebbe tanto voluto non far nulla come loro. Un vaso infranto al suolo la riportò alla realtà. Suo padre l'aveva fatto cadere apposta e Sora si avvicinò per prendere i vari pezzi e portarli via. -Ancora non mi ascolti, signorina?- disse lui, con fermezza. -si può sapere cosa vuoi farne della tua vita?- urlò così forte che dalla strada sentirono tutti. Quella domanda la turbò. "Cosa voglio farne della mia vita?" si chiese l'albina. "Sono forse una brutta ragazza? Sono forse un'analfabeta, un'incapace? Forse una ragazza che non sa fare lavori di casa o che non sa fare i più semplici lavori manuali? Ho qualche problema?" ponendosi queste domande, arrivò all'unica risposta possibile. "No.". Lei era molto al di sopra di molti ragazzi della sua età. Alcuni non apprendevano nulla alla scuola, alcuni a stento sapevano leggere, Mitsuki sapeva benissimo far di conto, anche se faceva a volte confusione con le tabelline. Era capace di montare una casetta per il cane, cucire un kimono o ricamare una tovaglia. Sapeva cucinare bene ed era educata e parlava a modo. Sapeva persino cantare meravigliosamente e suonare un pianoforte, anche se conosceva solo opere semplici da interpretare. Non era una fallita, doveva solo trovare il suo destino. E il suo destino era là. -MITSUKI!- urlò suo padre, mentre la madre la seguiva, stupita, con lo sguardo, fino all'ingresso. Suo padre si precipitò verso l'ingresso cercando di fermarla, ma ormai lei si trovava a percorrere di fretta le strade buie del villaggio. Il Signor Shiroyume sospirò. -vada vada, tornerà stanca stanotte e chiederà scusa per l'irrispettoso modo in cui si è comportata.- afferml, chiudendo la porta dell'ingresso. Sora lo fissò con tristezza e lui ricambiò lo sguardo. -fa sempre così, quella monella...- disse, abbozzando un sorriso. No, di certo era stato duro ma l'aveva fatto per il bene della figlia. Quella figlia che stava percorrendo la strada buia e deserta con la sola luce della luna che illuminava il percorso da seguire. Lo stava davvero facendo? Di notte! Doveva essere ammattita. Sarebbe morta a causa di qualche Youkai. Sarebbe stato meglio che perdere la sua vita dirigendo un inutile ristorante. Quando si rese conto di trovarsi in un bosco, erano gia passati venti minuti dalla sua fuga. Si osservò attorno scioccata. Ancora non riusciva a credere che si trovava al di fuori del villaggio. Era uscita senza essere vista, così protetta dall'oscurità e dalla sua abilità nel nascondersi. Proseguì per un'ora seguendo solo la scia luminosa dell'astro lunare e dal suo istinto. Non pensava di essersi persa, anche se lo temeva terribilmente. Di certo, in un bosco popolato da Youkai, di notte e senza luce, sarebbe stata una facile preda. Si arrestò solo dopo qualche oretta a "passeggiare", osservandosi attorna curiosa. Adesso era impaurita. Si voltò indietro e non vide null'altro che buio e silenzio. Il Villaggio ormai era lontanissimo. Decise di sedersi sotto un albero, accanto ad un cespuglio. Se si fosse assopita lì sarebbe stata difficile da individuare, tuttavia gli Youkai erano creature magiche non per nulla, l'avrebbero in qualche modo avvertita e l'avrebbero uccisa. Adesso era terrorizzata, scoppiò a piangere. Perchè l'aveva fatto? Era sola nel luogo che sarebbe diventato la sua tomba. Sentiva il fruscio delle foglie nel vento notturno e il silenzio della notte, infranto solo dai raggi di luna che sembravano cantare una dolce e soave ninna nanna. Aprì gli occhi spaventata. Era appena scampata ad un grosso volatile che la inseguiva affamato e voglioso di quella sua dolce carne. Rendersi conto che si trattava di un incubo la fece sospirare di sollievo, tuttavia non era del tutto felice di scoprire che si trovava davvero nel cuore di un bosco o foresta, sulla via verso il monte Hakurei. Si osservò intorno, non v'erano Youkai in vista ma la nebbiolina della mattina la rilassò non poco. Era l'alba e c'era molta più luce, anche se il sole non si era ancora levato la visibilità era perfetta e poteva proseguire con più cautela. Si, voleva proprio proseguire, nonostante tutto. Quando il sole brillava ormai alto, capì che era stata fortunata incredibilmente a non incontrare Youkai. Più di una volta aveva sentito un brivido lungo la schiena o un suono soffocato nelle vicinanze e si era sempre abilmente nascosta. Tuttavia non aveva mai incontrato nessuno. Si chiese se quella fosse la via giusta, osservando in alto, ma le cime degli alberi le impedivano la visuale. Proseguì saltellando, ormai si era del tutto seccata di stare attenta a ogni piccolo ronzio di zanzara. Se doveva morire era meglio prima di morire di fame, perchè quando si trattava di mangiare Mitsuki era rigorosa. All'ora precisa in cui il suo stomaco si svegliava, doveva mettere qualcosa sotto i denti, altrimenti stramazzava al suolo morta. Aveva già saltato la colazione e l'ora di pranzo si avvicinava minacciosa come un'ombra ostile su di lei. Mentre cercava, per cui, di reprimere il suo desiderio di mettere qualcosa sotto ai denti, alzò lo sguardo, chiedendosi se erano i morsi della fame a procurarle quella visione. C'era un tempio di fronte a lei, un perfetto tempio shintoista giapponese e ben curato. Si fermò all'entrata, osservandosi a destra e asinistra. Sembrava davvero reale ma restò in guardia per evitare brutte sorprese, per esempio che fosse scomparso appena arrivata all'altare. Avanzò con circorspezione, osservandosi intorno attendendo l'arrivo della Sacerdotessa da un momento all'altro. Siccome non si fece vivo nessuno, preferì evitare di gridare nel caso ci fossero degli Youkai in giro che potevano sentirla, per cui si fermò semplicemente all'altare, poggiando un sacco pieno di monete che portava sempre con sé. Essendo la sua famiglia benestante, poté permettersi di donare una cospicua somma, inoltre sperava che gli déi potessero aiutarla, perciò non volle badare alle spese e suonò la campanella, congiungendo la mano in segno di preghiera e esprimendo il suo desiderio. "Voglio cambiare il mio destino". Il suono della campenellina attirò fuori una giovane ragazza dai capelli corvini legati da un fiocco, la quale indossava un kimono. Mitsuki si voltò verso di lei e la osservò, capì subito che si trovava al cospetto della sacerdotessa.del tempio. D'altra parte, la sacerdotessa osservò Mitsuki come se fosse un miraggio, a bocca aperta e con un'espressione di stupore sul suo viso, chiedendosi senon si trattava di uno Youkai piuttosto generoso e religioso oppure se fosse uno scherzo di cattivo gusto. Mitsuki immaginava che lo stupore della ragazza era da atribuirsi al fatto che gli umani raramente visitavano il tempio, per cui si voltò verso di lei, abbozzando un inchino. -Piacere, sono Shiroyume Mitsuki. Suppongo tu sia la sacerdotessa di questo tempio...- disse, cercando di essere più educata possibile. La sacerdotessa dai capelli corvini si riprese, fece un grosso respiro e si avvicinò alla ospite. -Si, sono io, Hakurei Reimu. Il piacere è tutto mio.- sul volto di Reimu apparve un radioso sorriso. Quella ragazza non sembrava affatto uno Youkai ed era inoltre vestita di un kimono di quelli che si portano al villaggio umano. Ma ciò che le interessava di più e che la rendeva più raggiante, era il sacchetto di monete che aveva offerto. -non si vedono molti visitatori al tempio...- continuò, scherzosamente. -vieni, ti offro qualcosa. Il viaggio dev'essere stato duro...- ma ad un tratto si accorse che si trattava di una ragazzina, sola. Come era arrivata fin laggiù? -accetto con piacere, grazie mille!- disse sorridendo Mitsuki -sono a digiuno da ieri, sono scappata di casa senza nemmeno cenare...- disse mentre il suo stomaco iniziava a lamentarsi. Reimu osservò la ragazza. Dunque era scappata di casa...come mai spingersi fino al tempio? Non era esperta di liti familiari, ma ne approfittò per estrapolarle qualche informazione in più mentre le offriva dei biscotti ed un té caldo. -Allora, cosa è successo di tanto tragico da spingerti fin quassù tutta sola?- chiese, cercando di essere meno invadente possibile. -beh...i miei vogliono che mi impegni nel mio lavoro ma io non voglio farlo...- rispose, addentando un biscotto. -Non vuoi lavorare?- domandò, pensado che i giovani d'oggi dovevano essere tutti molto pigri...anche se lei non era da meno (quasi). -Non così. Non è ciò che voglio.- disse poggiando la tazza di té che stava sorseggiando. -sono sicura che non è questo ciò che mi riserva il futuro.- concluse. -E cosa ti riserva il futuro? Cos'è che vorresti realmente fare?- chiese Reimu, curiosa. Mitsuki scosse il capo. -Non lo so...ma è qualcosa di fantastico.- disse, immaginando un mondo di avventure dove lei era la protagonista. Tra il mondo di avventure e Gensokyo, però, non c'era poi così tanta differenza. -Qualcosa...tipo?- chiese la sacerdotessa, cercando di capire meglio il suo desiderio. Mitsuki la osservò negli occhi. -non lo so, ma quando accadrà saprò che è il momento adatto.- disse, insicura anche lei delle sue stesse parole. Continua.

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» 02/11/2008, 21:25
Stage 2 - Il Libro Il tempo era davvero splendido quel giorno, non c'erano nuvole in cielo e l'aria era tiepida. Mitsuki osservava un corvo svolazzare sopra il tempio, mentre sorseggiava il suo té. -nee Reimu-sama...- chiamò, mentre aveva sempe lo sguardo fisso nel cielo. -chiamami pure Reimu.- disse la sacerdotessa, con lo sguardo perso nel vuoto quanto Mitsuki. -com'è la vita qui?- chiese l'albina, voltandosi verso la sacerdotessa dai capelli corvini, la quale parve pensarci un pò. -beh...a volte noiosa, a volte movimentata...- rispose, voltandosi anche lei verso Mitsuki. Solo in quel momento realizzò che la ragazza aveva gli occhi di colore diverso, prima non ci aveva fatto caso. Ne restò affascinata, non aveva mai visto una cosa del genere prima d'ora. -wow...mi piacerebbe vivere qui...- disse Mitsuki, ridacchiando. Reimu sorrise. -Non sopravviveresti.- disse, pensando a tutti gli Youkai che si aggiravano nei dintorni. Tra Suika, Yukari, Remilia e anche Marisa, senza contare tutti quanti gli altri, c'era da temere il peggio per quella povera ragazzina. -farei di tutto pur di vivere una vita diversa...- disse Mitsuki, posando la sua tazza di té. L'albina si alzò e si stiracchiò. -e non vorrei dover dire quello che sto per dire...- bisbigliò, ma Reimu la sentì e sospirò. -devi andare. E' meglio così.- disse, alzandosi a sua volta. Accompagnò la ragazza all'entrata. -potrai tornare quando vuoi.- disse, sorridendo. In realtà pensava a tante altre offerte che le avrebbe portato se fosse venuta. -prendi.- disse infine, infilandole in mano alcuni talismani. -cosa...?- chiese l'albina, osservando quegli strani talismani che le aveva dato. Reimu sorrise. -ti saranno utili per difenderti dagli Youkai, ma sta comunque attenta! Sei stata fortunata ad arrivare qui senza aver fatto brutti incontri!- disse accarezzando la testolina della ragazza. Mitsuki sorrise raggiante, annuendo col capo. -E' stato un piacere davvero! Tornerò!- disse Mitsuki, agitando da lontano la mano e salutando Reimu. -Dove diavolo sei stata???- le urlò contro suo padre, arrabbiato. L'avevano aspettata per tutta la notte e lei era tornata solo al tramonto. Sora abbracciò sua figlia in lacrime, felice che stesse bene. Suo padre si lasciò fuggire un sospiro di sollievo. L'avevano cercata per tutta la mattinata e, per fortuna, credevano si fosse nascosta al confine tra il villaggio e il bosco. Nessuno immaginava che fosse arrivata fino al tempio Hakurei. Nessuno tranne una persona, Hana. -Ci sei andata?!- le chiese la ragazza dai capelli corvini, entusiata ed eccitata per l'accaduto. Mitsuki si chiese se per caso la tranquilla Hana non fosse un'amante delle avventure e della confusione più di quanto non dimostri. -Si...ho pregato e ho parlato con la sacerdotessa...- disse, mentre Hana fremeva di gioia. -E' stupendo!! Come sarei voluta venire anche io!!- disse, osservando l'amica mentre poggiava dei fogli di carta piegati e scarabocchiati sulla scrivania. -e quelli??? E quelli?? Te li ha dati lei? La sacerdotessa?- chiese, osservando i talismani come se fossero dei tesori di inestimabile valore. -Sono dei talismani che Reimu mi ha dato per difendermi dagli Youkai...- disse, osservando sorridendo l'amica tutta eccitata. -oddio!! Reimu-sama? E la chiami anche con tanta confidenza!! Devi essere diventata sua amica!- esclamò, saltellando per la stanza. -Ma ... no...Hana...dai calmati!- la pregò l'albina ma Hana continuava a saltellare qua e là. -oddio, la mia migliore amica è amica della sacerdotessa del tempio Hakurei! Non ci credo!!- disse emozionata, sedendosi per terra. Mitsuki non immaginava che Hana si sarebbe emozionata tanto per una cosa tanto banale, tutta via decise di continuare a raccontarle la giornata solo per farla felice. Quel giorno le era stato concesso di festa, per cui decise di dedicarsi alla sacra arte del non far nulla, cosa che non ha mai potuto fare per via del lavoro. Siccome però, appunto, non era abituata a star seduta sul muretto immobile a fissare il cielo senza fare nulla, decise di tornare nella sua abitazione e di mettere un pò di ordine tra le sue cose. Rovistò nella libreria della sua camera, trovando un libro antico, tra i suoi volumi, che probabilmente era stato riposto lì per sbaglio. Lo prese e si diresse nello scantinato, dove vi erano riposti tutti i cimeli antichi e gli oggetti tramandati da generazioni. -Quanta polvere...- disse, tossendo. Poggiò il libro accanto ad altri simili e indietreggiò con cautela, inutile, siccome si scontrò in pieno con un mobile che collassò a terra, spaccandosi in superficie. -oh...oh..- disse, preoccupata, cercando di issare il mobile. Notò la profonda spaccatura sulla sommità e riuscì a separare la lastra di legno rotta dal resto del mobile. Si accorse che tra la latra rotta e l'altro pezzo del mobile c'era una fessura, forse usata per infilarci qualcosa, come se fosse stato un cassetto segreto. Vi infiò tremante la manina e tirò fuori alcune lettere scritte in romanji, non ne capiva il senso, sembrava latino o francese. C'erano alcuni oggetti quali inchiostro, piume, pezzi di stoffa, una pipa e una spilla. Fu proprio la spilla ad attirare l'attenzione della ragazza. Era bianca, a forma di cuore con delle ali ai due lati, una sporgenza sulla punta e una sorta di chiavetta sulla sommità. Era finemente decorata sui bordi, al centro c'era una pietra preziosa, forse acquamarina, intagliata a forma di nota musicale. Ai lati della nota c'erano dei cerchi di qualcosa che poteva essere diamante. -...che bello!..- disse l'albina. Girò in senso orario la chiavetta posta sulla sommità e si meravigliò di scoprire che quella spilla emetteva una dolce musica. -un carillon!- esclamò, ammirando la spilla con gli occhi che le brillavano. Aveva davvero trovato uno splendido tesoro, nascosto nella cantina di casa sua chissà per quanti anni. Infilò in tasca l'oggetto e ripose gli oggetti nella fessura del mobile da cui li aveva estratti, rapidamente, prima di finire in seri guai per aver rotto il mobile. Mentre riponeva il pezzo di stoffa, questo le cadde dalle mani, aprendosi. Mitsuki osservò cosa vi si trovava all'interno, curiosa. Si trattava di un libro, antico. Perchè nascondere un libro in una fodera di stoffa? Lo prese in mano e lo richiuse nella stoffa, istintivamente, ma si fermò. Cercò di scacciare dalla mente il pensiero del titolo appena letto. Non ci riuscì, doveva controllare bene, per cui sfilò nuovamente l'antico testo dalla fodera e rilesse bene il titolo, scandendo ogni parola. "Principi ed Elementi della Stregoneria di Base, introduzione. A cura di Walter McGraus" Tra le prime domande che si pose la ragazza, fu "Chi caspita è Walter McGraus?". Probabilmente sarà stato qualcuno che avrà, in qualche modo, appreso delle conoscenze superiori in questo campo e ne avrà per cui scritto alcuni testi per aiutare chi vuole intraprendere quella strada. Si soffermò insistentemente su quel "Principi ed Elementi della Stregoneria". Un libro di magia, in poche parole. Un libro che insegnava a fare qualcosa di straordinario. Mitsuki lo osservò immobile per qualche istante. Innanzitutto il libro era scritto in giapponese, pensò che fosse stato tradotto e infatti vi trovò sul retro la scritta "Traduzione a cura di Hikari S.". "Altro personaggio magari esperto quanto quel Walter", pensò la ragazza. Di certo, non era da chiunque mettersi a tradutte un libro che spiegava la stregoneria anzichè un'opera di famosi poeti e autori. Come se avesse appena rubato qualcosa di prezioso, si diresse verso la sua stanza stringendo il fagotto di stoffa con il libro all'interno, chiudendosi nella stanza e sedendosi (quasi gettandosi) per terra con tutta l'intenzione di leggerselo. Lo estrasse tremante dalla fodera e lo ammirò, come se fosse chissà quale fantastico tesoro. -eccolo...il mio destino.- disse, mentre aveva gli occhi fissi sul testo. -Si è fatto attendere, ma è infine giunto.- Lo aprì, decisa, iniziando a far scorrere lo sguardo sulla pagina. Così rimase fino a tarda notte.

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» 02/11/2008, 21:28
Stage 3 - Il brutto scherzo degli dèi Spese tre notti in quello scantinato, cercando con rabbia sotto ogni scatolo, dietro ogni mobile. Era un'ingiustizia che gli déi le avessero fatto questo brutto scherzo. Aveva divorato il libro in pochi giorni e adesso era avida del continuo. La collezione comprendeva un corso base in dodici volumi, dove veniva spiegato tutto ciò che a Mitsuki interessava sapere. Nell'introduzione, del resto, spiegava solo alcuni termini base e cose da ricordare, nonchè la formazione dell'intera collana di libri. Il problema era: dove sono gli altri libri? -Almeno il primo, IL PRIMO! Non mi sembra di chiedere molto!!- si lamentò, sedendosi a terra sconfitta. Era una settimana che cercava senza sosta, tuttavia doveva ammettere la verità, siccome aveva cercato ovunque. Non c'era il volume uno, nè alcun altro. Forse, chi l'aveva comprato non si era accorto di cosa trattesse davvero, così aveva riposto via quello acquistato, forse perchè impossibilitato a rivenderlo e quindi aveva smesso di comprarli. Doveva essere andata così e adesso Mitsuki era fregata. -Gli dèi si stanno proprio divertendo...forse non ho pregato abbastanza...- pensò la poverina. Le avevano fatto trovare l'introduzione, non potevano lasciare l'operato a metà. Doveva trovare anche gli altri e sapeva benissimo che nel villaggio non si trovava nulla di simile. Sicuramente si sarebbe messa nei pasticci, se fosse andata in giro chiedendo di libri sulla stregoneria. Tornò in camera delusa, infilandosi nel futon. Aveva deciso, la cosa più intelligente da fare era tornare al tempio e pregare nuovamente gli dèi affinchè completassero l'opera. forse non aveva versato una donazione abbastanza cospicua e li aveva offesi in qualche modo, così loro avevano prima esaudito la sua richiesta e poi bloccata, in modo da farla disperare. Di certo le avevano giocato un brutto tiro, ma Mitsuki non era la tipa da demordere così facilmente. Era più soldi che volevano? Volevano più dedizione? L'indomani avrebbero visto cosa significava far arrabbiare Shiroyume Mitsuki. -Malata?- ripeté Sora, sconcertata. Mitsuki annuì, tristemente. -E' una mia vecchia compagna di scuola ed è anche molto che non la vedo...- disse, accarezzandosi la frangetta, nervosamente. -mi dispiace...è una malattia grave?- chiese preoccupata la madre. Mitsuki sospirò. -Il dottore sta ancora cercando di capirne le cause...non vorrei che le succedesse qualcosa prima di averla vista...- spiegò Mitsuki, con uno sguardo molto triste. -Oh santi dèi...credo che sia meglio che tu vada da lei, allora! Sei davvero molto buona, figlia mia...- disse, mentre Mitsuki si tratteneva a stento dell'esultare. -Tornerò ogni tanto a controllare che vada tutto bene, ok?- disse, osservando la madre negli occhi e mantenendo la giusta dose di tristezza. -Si, certo tesoro, ma non temere per noi! Sta da lei qualche giorno e facci sapere se ci sono delle novità...- disse, cercando di mantenere un tono deciso -sperando che siano buone novità.- concluse, sospirando. Mitsuki annuì e abbracciò la madre, la quale le diede una borsa con alcuni viveri da destinare alla sua famiglia come ringraziamento per l'ospitalità e per solidarietà. Uscì di casa, diretta verso un'ipotetica e inestitente casa di periferia, mantenendo l'espressione triste per una buona parte del tragitto. Arrivata ai muri del villaggio li oltrepassò velocemente senza dare nell'occhio a nessuno. -muahahahah fin troppo facile!!- esclamò, saltellando di felicità lungo la strada verso il tempio. Averla già percorsa una volta la rendeva più sicura, e adesso aveva anche i talismani che le aveva dato Reimu, così se uno Youkai l'avesse attaccata, avrebbe potuto difendersi. Come aveva immaginato, la scalata del monte fu facile e più serena. Ogni tanto si guardava attorno sospettosa, cercando di non imbattersi in Youkai, tuttavia il resto della passeggiata andò bene. All'ora di pranzo mancava ancora un bel pezzo di strada, per cui si fermò a cibarsi di alcune cose datele dalla madre. -un pic nic nella foresta!- ridacchiò, mentre finiva di mangiare, prima di riprendere il viaggio. Sapeva che sarebbe arrivata vero pomeriggio inoltrato e se avesse fatto in fretta, sarebbe tornata al villaggio a notte fonda. Ma non era questa la sua intenzione, in realtà sperava che Reimu le desse un posto dove dormire almeno per quella notte, così il giorno dopo sarebbe potuta partire tranquilla e senza preoccupazioni. Come previsto, arrivò a destinazione quando il cielo iniziava a diventare rosato, mancavano poche ore al tramonto. Intravide Reimu seduta all'entrata del tempio, coinvolta in una vivace discussione con una bella ragazza dai capelli corti color argento, la quale indossava un abito da cameriera francese blu e bianco. Si avvicinò lentamente, stando attenta a non disturbare le due. Voleva solo pregare all'altare e non voleva origliare o disturbare in qualche modo la discussione, tuttavia alcune parole riuscì a distinguerle bene. -Beh, i problemi di Remilia non sono di mia competenza.- rispose seccata, Reimu. -Certamente, non sono venuta mica a chiederti aiuto.- specificò la giovane cameriera, la quale sentì alcuni passi e si voltò in direzione di Mitsuki, curiosa. Reimu notò l'albina e Mitsuki poté notare la sua espressione mista tra sorpresa e preoccupazione. La ragazza fece un cenno di saluto alle due che avevano interrotto la discussione per osservarla. Indicò col capo l'altare e vi arrivò a grandi passi, poggiando il sacchetto di monetine tintinnanti su di questo. Era molto più grande del precedente, Reimu lo fissò a bocca aperta. La cameriera si accigliò. Suonò la campanella e congiunse le mani, in preghiera. "Vi prego di completare il vostro operato...Se è questo il mio destino fate si che si compia." Quando riaprì gli occhi, notò che le due ancora la fissavano curiose, per cui si avvicinò, con noncuranza, congiungendo le braccia dietro la schiena. -Buon pomeriggio, Reimu.- le disse sorridendo, sedendosi accanto a lei. -Salve a te, Mitsuki.- rispose la sacerdotessa. -Mi hai sorpresa, come mai qui? Non hai ancora trovato il tuo destino?- chiese, preoccupata per la giovane. -eh..- sospirò l'albina -in teoria l'ho trovato a metà...- disse. -Tu sei un'umana.- intervenne la cameriera dai capelli d'argento. Mitsuki la osservò torva, si trattenne dal risponderle un "che bella scoperta!" e decise di presentarsi. -Si, sono Shiroyume Mitsuki, piacere.- disse. -Izayoi Sakuya.- rispose lei. -come mai sei venuta fin qui da sola? Abiti al villaggio, no?- chiese, un pò curiosa. -Beh dovevo pregare gli dèi assolutamente...- rispose questa, grattandosi la fronte -tuttavia non è la prima volta. ...E' già la seconda!- rivelò, ridacchiando. Anche Reimu ridacchiò, la simpatia di quella ragazzina era contagiosa. Sakuya la osservò ancora più incuriosita. -nee, lo sai che anche io sono una cameriera?- disse gesticolando in modo strano. -oh, davvero?- disse, squadrandola ben bene dall'alto al basso. Mitsuki notò lo sguardo e capì perchè la stava fissando. -ehm...si, nel ristorante della mia famiglia...però non indosso completini carini come il tuo...devo mettere il kimono...- disse, come se fosse un peso. -Oh...capisco.- disse la cameriera. Reimu, intanto, si era ricordata del discorso precedente. -Ah, vero. Cosa dicevi a proposito del destino?- disse, cambiando discorso. Mitsuki parve anche lei ricordare quello che stava dicendo. -Ah, certo...praticamente ho trovato un libro ma era solo l'introduzione...e non trovo da nessuna parte gli altri!!- disse lei, sbuffando. -Che libro?- chiede Reimu, curiosa. -E' un libro che insegna le basi della stregoneria...- rivelò l'albina, con un tono più sottile quasi parlasse a bassa voce. Reimu si accigliò. -Stregoneria?! Vuoi diventare una strega?- chiese, pensando a lei e Marisa che scorazzavano nei cieli di Gensokyo a cavallo delle loro scope. -b-b-beh e-ecco...s-strega cioè...n-non saprei...è qu-qualcosa di d-davvero di-difficile...- balbettò imbarazzata la ragazzina, che si guardava i piedi col viso arrossato. Sakuya abbozzò in sorrisino, la situazione era divertente, quella ragazzina anche. -Non è detto che tu non possa farcela...se ti metti d'impegno...- iniziò Reimu, pensandoci su -se hai una buona insegnante...- immaginò Marisa che insegnava a Mitsuki come rubare gli artefatti magici in giro. Mitsuki la interruppe. -Si ma il problema è che la collana è composta da dodici volumi e io non ne ho trovati nessuno!- disse, disperata. -uhm...provato al Kourindou? Lì c'è tutto.- consigliò Reimu, con l'indice sotto al mento, pensierosa. -..Kourindou?- ripeté l'albina, curiosa. -mi dispiace ma non ne ho mai sentito parlare...- disse, vergognandosi della brutta figura. Probabilmente l'essere sempre costretta a lavorare non le permetteva di sapere cosa accadeva nel villaggio e le novità del momento. -E' un negozio...ci trovi di tutto.- rispose Reimu, con un sorriso. -si trova al confine della Foresta della Magia.- continuò, spiegando alla ragazza come raggiungerlo. Per sua fortuna si trovava in una zona non pericolosa. -Oh grazie! Domattina ci andrò di corsa!!- di Mitsuki, alzandosi e iniziando a saltellare dalla gioia. Sakuya e Reimu scoppiarono a ridere. -ah!- Mitsuki si fermò, voltandosi verso Reimu e assumendo un'espressione imbarazzata. -n-nee...Reimu...- iniziò, guardandosi i piedi. -Cosa c'è?- chiese la sacerdotessa, osservandola curiosa e non capendo il motivo del suo imbarazzo. -beh ecco...sono arrivata tardi...i miei sanno che sto fuori e...mi chiedevo..-continuava a non arrivare al punto della questione, così, notando la curiosità delle due, decise di spiegare esattamente la sua richiesta -vedi, fra poco sarà sera e io non vorrei attraversare il monte...- aveva ancora divagato, ma almeno adesso si capiva benissimo cosa richiedeva, infatti Reimu sospirò e le rispose. -Immagino non ci sia niente da fare. Puoi restare qui stanotte.- disse, abbozzandole un sorriso e sperando che non succedesse nulla quella notte. Mitsuki saltò di gioia.

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» 19/11/2008, 1:02
Stage 4 - Sake? No, grazie. Mitsuki sorseggiò un po’ del suo tè, osservando l’interno del tempio, siccome era la prima volta che vi si trovava dentro. Era molto antico e veniva curato abbastanza bene. Notò il futon dove dormiva la sacerdotessa e le venne in mente di non aver mai dormito in un futon, a casa sua aveva un normale letto a rete. Possibile che alcuni suoi compagni di scuola avessero una casa antica, tuttavia non aveva molti amici. Tutti quanti la consideravano una ragazza strana, da evitare, a causa dei suoi occhi del colore diverso. Ovviamente era solo una stupida diceria che si era diffusa quando aveva poco più che sette anni, però i bambini ci credevano e le stavano lontani, almeno la maggioranza. Si sforzò nel ricordare com’era nata questa falsa voce e le venne in mente il volto di una bambina, che ormai era una ragazza, della sua stessa età. Affascinante, dai capelli boccolosi color amaranto e con gli occhi scuri. Magra, alta, si chiamava Kaname, anche se del cognome non si ricordava. La chiamavano tutti Kana, la splendida ed elegante figlia del sindaco. Poteva essere una ragazza piena di sé, egoista e egocentrica, avida, eppure riusciva a mascherare il suo carattere per ottenere ciò che voleva. Mitsuki tremò. Erano uguali, dopotutto. Certo, Mitsuki era nettamente più modesta, ma il suo modo di agire era simile a quello di Kana. Essendo, da bambina, così insopportabile, non aveva molti amici a parte i due, tre che le gironzolavano intorno, a differenza di Mitsuki, che con un sorriso riusciva ad accaparrarsi le amicizie di tutti. Da questo era nato il suo odio profondo, reciproco. Kana la odiava per la facilità con il quale riusciva a trovare amici che la seguissero ovunque, Mitsuki la odiava perché sparse la voce riguardo i suoi occhi. Alla fine, i bambini credevano che l’albina fosse una Youkai sotto mentite spoglie, la quale recitava la parte della santarellina e, siccome Mitsuki era davvero così ingenua e buona con tutti, poteva sembrare che fosse davvero falsa, appunto una Youkai. Ma doveva ringraziarla, grazie a quell’esperienza aveva imparato a non fidarsi degli altri, a non giudicare tutti come persone buone, a non essere così stupida e ingenua. Era buona, quanto bastava, con chi se lo meritava. Sorrise, proprio mentre Reimu si era accomodata al tavolo per bere il suo tè. -Cosa succede?- chiese, osservandola incuriosita. Mitsuki aprì gli occhi, capendo quanto fosse stupido perdersi nei pensieri mentre si trovava in un posto nuovo che avrebbe invece dovuto ammirare e scoprire, siccome era un’occasione più unica che rara. -Ricordavo il mio difficile passato…- affermò, ridacchiando. Reimu si soffermò sulla definizione di “difficile”. -Come mai difficile? Con tutti quei soldi, non credo tu possa aver avuto un brutto passato- le disse, pensando alle cospicue donazioni che portava al tempio ogni volta che veniva a pregare. Mitsuki la osservò stranita. Forse, per Reimu, i soldi erano la felicità? Ripensandoci, Reimu non dovrebbe avere molti visitatori umani, quindi dovrebbe avere ancor meno donazioni. Capì cosa voleva dire, possibile che lei fosse a corto di spiccioli per vivere….doveva essere davvero dura la vita di una sacerdotessa! -Certo, i soldi non mi sono mancati, tuttavia il problema si trova nei miei occhi.- disse Mitsuki, poggiando il bicchiere del tè, ormai vuotato. -gli occhi?- disse Reimu, la quale non trovava nulla di strano negli occhi della ragazza. -Beh, sai, attualmente penso di essere l’unica ad avere gli occhi di colori così diversi, almeno nel villaggio umano…- iniziò, pensierosa –o, almeno, ad avere due colori così completamente diversi.- concluse, come se il resto fosse ovvio. Reimu ancora non riusciva a comprendere. -scusa ma non ti seguo. Non è una cosa così strana.- disse, poggiando anche il suo bicchiere sul tavolo. -vedi, Reimu, il problema è che i bambini sono influenzabili…- disse l’albina, osservando intorno –se gli vien detto che sei pericolosa, o che sei uno Youkai con la forma umana, loro possono crederti … soprattutto se tu dai loro un motivo per farli sospettare.- disse, visibilmente imbarazzata. -Il punto è che io sono una persona diversa dalle altre a causa di questa mia particolarità!- concluse. -Quindi sei stata sempre lontana dagli altri bambini.- affermò Reimu, sicura. -Precisamente. Ma la causa è una bambina che ha messo in giro la voce perché era invidiosa di me.- rivelò Mitsuki, sorridendo nervosamente. -Oh.- esclamò Reimu, ponendo le sue attenzioni sulla ragazza. –ne sei sicura?- -Kaname mi odia. L’ho capito dal primo istante in cui l’ho vista.- si toccò i capelli nervosamente –volevo diventare sua amica ma probabilmente avevo urtato il suo orgoglio e di sicuro mi aveva già presa di mira perché ero circondata da persone che mi volevano bene.- spiegò. -Classico. Una tipa abbastanza egocentrica, eh?- tornò a bere dal suo bicchiere, pensando a chissà cosa. -Beh, potresti dire che i problemi son passati, essendo noi cresciute, ma…- -ma vi odiate più di prima?- rispose Reimu, senza nemmeno guardarla. Una situazione abbastanza comune. -Precisamente. E ora, i bambini che mi credevano una Youkai, mi stanno semplicemente alla larga…- -Ti credono ancora una Youkai?!- chiese Reimu, incredula. -Ah, no, no. Ma essendo ora amici di Kana, mi detestano perché lei mi odia…capisci?- disse, mimando i ragazzi cattivi, come se stesse recitando su un palco. Reimu rise. -E tutti sono contro di te? Insomma, avrai pur un amico!- disse, cercando di saperne di più. Di solito si faceva i fatti suoi ma, essendo Mitsuki la sua “miglior cliente” e trovandola molto simpatica, le piaceva chiacchierare con lei. -Beh, c’è Hana…e non tutti mi detestano, certo…io parlo di una buona parte della gente ma…è orribile camminare per strada, le poche volte che hai tempo libero, vedendo ragazzi che ti fissano male e che ridono alle tue spalle…- disse, giocherellando col fiocco del kimono. -…è per questo che vuoi cambiare vita?- chiese, sorridendole. -…anche. Ma soprattutto perché voglio scoprire il mio destino.- concluse. -E credi che il tuo destino sia diventare una strega?- -E’ possibile…sarebbe stupendo.- disse, arrossendo. Reimu controllò la porta, come se si aspettasse di arrivare qualcuno da un momento all’altro. -Conosci Kirisame Marisa?- chiese, curiosa di sentire la risposta. Mitsuki la guardò sconcertata. -Kirisame…? E’ un negozio…- rispose, ricordandosi di quell’emporio al villaggio. -Si…ma io parlo di una strega.- rivelò la sacerdotessa. Mitsuki rovesciò il bicchiere, per fortuna vuoto, a causa del suo scatto. -STREGA?!- urlò, avvampando. –davvero esiste? E’ una strega…vera? Cioè, non una Youkai?- Reimu scosse il capo. -Ci sono diversi maghi Youkai, tuttavia, Marisa è un’umana.- Mitsuki si portò le mani sul volto, imbarazzata. La scoperta l’aveva davvero resa felice. Forse questa Marisa poteva aiutarla a diventare una strega. -Spesso si ferma al villaggio umano a narrare le sue gesta ai bambini…- disse, ridacchiando. Mitsuki arrossì. Una strega faceva spesso visita al suo villaggio e si fermava anche a parlare con i bambini…e lei? Non ne sapeva niente! Sacrilegio! -Cavoli, quel maledetto lavoro mi ha tenuto all’oscuro di molti eventi importanti!- disse la ragazza, non capacitandosi della scoperta. -Beh, potrai sempre rimediare “cambiando il tuo destino”.- disse Reimu, sorridendole. -credi che questa strega possa insegnarmi ad usare la magia?- le chiese, come se fosse una preghiera. Reimu alzò gli occhi al cielo, preoccupata che la sua visione di veder volare Marisa e Mitsuki a cavallo di una scopa, nei cieli di Gensokyo, potesse realizzarsi. -Beh…Marisa ha un carattere…tutto suo, ecco. Non saprei cosa possa risponderti, ma puoi sempre provarci.- le disse. Intanto il cielo si era scurito e la luna brillava alta, illuminandolo. -Nee, Reimu….io dormo a terra!- disse, annuendo col capo sicura di sé stessa. -Assolutamente no.- esclamò la sacerdotessa, prendendo un altro futon dall’armadio. Non l’avrebbe fatto per qualcun altro, tuttavia, sembrava che Reimu avesse davvero preso in simpatia quella ragazzina. Sarà stata per il fatto che erano coetanee, forse perché era simpatica e dolce, perché era piena di buona volontà ed energica, magari perché portava offerte, praticamente l’unico essere umano che l’avesse mai fatto, però Reimu pareva essersi davvero affezionata a Mitsuki. -REIMUUUUUUUUUUUUUUUUUU- urlò una voce da fuori il tempio. Reimu e Mitsuki rotolarono contro il muro per via della potenza dell’urlo. La sacerdotessa pregò vivamente si trattasse di una illusione della sua mente, ma l’insistenza della voce che continuava a chiamarla le fece capire che non era così. L’albina si rannicchiò sotto al tavolo, giusto in tempo perché la porta si era spalancata ed era apparsa la figura di una ragazza, alquanto instabile, siccome camminava barcollando. Mitsuki la fissò. Aveva i capelli castani chiari e indossava una camicetta bianca e una lunga gonna. Per prima cosa, però, aveva notato le due corna poste sul capo della ragazza. -…Suika…- disse Reimu, sospirando. -REEEeeEEEIIiiiiMMMMMmuUuuuUUU- ripeté lo strano Youkai, barcollando e bevicchiando da una bottiglia che portava appesa alla gonna. -Si può sapere cosa vuoi?!- le urlò dietro la sacerdotessa, stanca dei suoi modi di fare e dell’odore di Sake che si portava dietro quando si trovava in quello stato. -Ma ReeEeEeIIii….- non finì di parlare, piuttosto indicò il tavolo, anzi, cosa c’era sotto il tavolo, ergo Mitsuki. –CoOoos’Eeee’ quEELLaaa cOooSaa?- L’albina tremò da sotto il tavolo. Reimu, che si era completamente dimenticata di lei, sospirò depressa. -E’ un …sottomobile. Si mette sotto i mobili. Okkei?- disse, sparando la prima cavolata che le veniva in mente. Suika si avvicinò all’albina e, quando le fu vicina col viso, la osservò negli occhi. -QueeeestooOO sootTto coso ha gli OooocchII di coloooOOore diveeEEersooo…- affermò. Mitsuki, dallo spavento sbatté con il capo sulla parte inferiore del tavolo, quindi, si tirò fuori dolorante. Suika scoppiò a ridere. -Re-Reimu!! E’ una Youkai!!- disse, correndo e nascondendosi dietro la sacerdotessa, la quale sospirò nuovamente. -…una oni.- precisò, osservando l’albina che, teneramente, si era messa dietro di lei e la stava fissando con uno guardo così puccioso da far intenerire chiunque. L’oni si avvicinò a Mitsuki e la osservò dall’alto verso il basso, curiosa. –…è solo Suika.- disse, presentandola a Mitsuki e prevedendo grossi guai. Suika la squadrò ben bene, prima che Mitsuki potesse aprir bocca. -Io…sono…Mitsuki…- disse tremando –sono…apprendista strega…- disse, inventandosi la risposta. Reimu la fissò perplessa. Da quando era diventata apprendista strega? Solo perché voleva diventare una strega non significa che era già un’apprendista. Ma l’albina stava solo improvvisando. -Oh!! Come MaaAarisaAa!- disse l’oni, ondeggiando pericolosamente. Reimu prese un po’ di sake e ne offrì a Mitsuki. -Non ti sto a spiegare perché Suika e il sake vanno molto d’accordo…- disse la sacerdotessa. Mitsuki non indagò oltre ma rifiutò l’offerta di Reimu, la quale la fissò sconcertata. Suika la fissò male. -BeeeEeevi!!- le intimò la youkai, mettendole in mano il bicchiere, il quale venne posato immediatamente dalla ragazza che se ne liberò subito come se fosse un insetto schifoso. Reimu la osservò stupefatta. Era la prima volta in vita sua che una persona rifiutava del sake in quel modo. Mitsuki decise di rispondere al suo sguardo interrogativo. -…astemia…- disse. -come, prego?!- chiese incredula Reimu, che credeva di non aver capito bene. -Sono astemia!- disse a voce alta, l’albina. Suika si pietrificò, Reimu con lei. –…mi fanno schifo tutti gli alcolici…- precisò la ragazza, la quale si rannicchiò in un angolo, cercando di scampare agli sguardi sconvolti dei presenti. -Ehm…- Reimu pensò bene di sviare la situazione, invitando Suika a dirle cosa voleva. Quest’ultima, però, era talmente ubriaca da non ricordarselo (probabilmente non c’era nemmeno un motivo della sua visita), per cui se ne andò stranamente tranquilla, pensando, per quanto potesse pensare in quella situazione, a come si poteva mai essere astemi. -Di certo è andata meglio di quel che pensassi…- disse Reimu, sospirando, mentre chiudeva la porta. -…ho fatto qualcosa di male..?- chiese Mitsuki pietrificata dalla vergogna, cercando di dimenticare gli sguardi di poco prima. -nah, solo che sei strana.- disse la sacerdotessa. Tuttavia, l’essere astemi non era una stranezza. Più che altro si trattava di una cosa rara per lei. Era la prima persona che conosceva, la quale dichiarava di odiare il sake e gli alcolici. -Scusa ma ognuno ha i suoi gusti…- borbottò, sistemandosi il suo futon, datole prima da Reimu. La sacerdotessa fece solo un verso, senza aggiungere altro. Si infilarono nei loro futon, stanche entrambe. -Mitsuki.- la chiamò Reimu. -uh?- -Ti devo far presente una cosa…- disse, preoccupata e arresa. -…cosa?- chiese l’albina, nervosa. -Dal momento che hai preso questa decisione, la tua vita cambierà letteralmente…- disse. -capisco…ma è ciò che voglio.- rispose la ragazzina. -uhm…io ti ho solo avvisata.- precisò la sacerdotessa –non sperare di poter tornare alla tua normale vita, dopo ciò- concluse, voltandosi verso di lei. -io non voglio quella vita. Non mi appartiene.- le spiegò l’albina. -D’accordo.- disse. Lasciò passare qualche secondo, prima di chiedere –domani andrai a trovare quei libri da Kourindou?- -Credo di si…poi se mai potrei incontrare quella strega…- aggiunse, speranzosa. -Beh, Marisa passa spesso di qui, possibile che se torni la becchi- -Marisa-sama…eh? Sono emozionatissima…- disse sognante. Reimu si accigliò. Le sembrava strano sentir chiamare Marisa con tanto rispetto. -Forse la incontri anche al negozio…ci va spesso. Lei e il proprietario sono vecchi amici.- aggiunse la sacerdotessa. Mitsuki annuì con un verso, osservando il soffitto chiaro a causa dei raggi di luna che filtravano attraverso le pareti del tempio. -tu…sei quella…insomma….- iniziò a dire ma si vergognava. -uh?- chiese Reimu, curiosa. -cioè…sei l’esperta…della Spell Card Battle…con i danmaku…- disse Mitsuki, imbarazzata. -ah, certo. Tu come te la cavi?- chiese. In teoria, gli umani sapevano scontrarsi con i danmaku, siccome era stato introdotto quel sistema di combattimento proprio per dare la possibilità di vincere anche a creature deboli loro. Tuttavia i giovani del villaggio non avevano esperienza con i danmaku, più che altro non ne erano attirati. -… a stento so di cosa si tratta…- disse, nascondendosi sotto la coperta, imbarazzata. Reimu sospirò. -Mah, vorrà dire che prima o poi imparerai anche questo…- disse. La notte era ormai inoltrata e le due, infine, si addormentarono, stanche.

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» 24/11/2008, 23:09
Stage 5 - Le meraviglie del Kourindou Il sole era già alto in cielo, quando Mitsuki si stava avvicinando alla bottega indicatale da Reimu. Sperava di poter trovare i libri che stava cercando, gli stessi della collezione di Walter McGraus. Mentre scendeva la montagna che aveva percorso in partenza per andare al Tempio Hakurei, Mitsuki pensò e ripensò al discorso fatto la sera prima con la sacerdotessa. Reimu le aveva chiesto se era intenzionata a diventare una strega e lei non solo le aveva risposto di si, ma si era anche definita un’apprendista. Però, pensandoci, non poteva essere una cosa così facile. Probabilmente, nonostante le indicazioni nel libro trovato nella soffitta, imparare l’uso della magia non era una cosa accessibile a tutti. Magari serviva qualche particolare caratteristica, forse serviva una mente sveglia e Mitsuki, di certo, non brillava di intelligenza. Era anche possibile che per diventarlo occorreva avere una qualche discendenza magica, oppure saper padroneggiare qualche abilità speciale. Sicuramente, sull’argomento, l’albina era una completa ignorante, per questo aveva anche abbastanza timore di incontrare quella strega di cui le aveva parlato Reimu. E se avesse fatto brutta figura? Sarebbe stato orribile. La ragazza aveva molte fobie. Tra gli insetti e il fuoco, anche se, inspiegabilmente per una che teme il fuoco, era una brava cuoca, c’erano anche le fobie di essere derisa da tutti, di fare brutta figura, di stare in mezzo a gente sconosciuta o, ancor peggio, di essere al centro dell’attenzione. Su quest’ultima c’era molto da dire. Sembrava essere egocentrica, amare lo star in mezzo a tanta gente rivolta verso di lei, ma alla sola condizione che lei conosca ogni persona presente. Se si trattava di amici e conoscenti che la elogiavano, magari per la sua splendida voce, lei ne era orgogliosa. Tuttavia questo pareva non funzionare con la gente estranea. Gli occhi sconosciuti rivolti verso di lei, soprattutto se incuriositi per qualche motivo, le davano il voltastomaco, tanto che arrivava all’impulso di scappare o, peggio, sentirsi male fino a vomitare. Ma era la paura di poter mostrare a tutti quanto fosse stupida e inutile, che la spaventava. Si, perché nonostante il radioso sorriso e la sua tenerezza e pucciosità, la ragazza soffriva di pessimismo cronico e di profondi complessi di inferiorità. Si era portata una mano davanti alla bocca, conscia della sua tremenda paura di potersi rivelare un completo fallimento, quando si accorse di trovarsi a due passi da una abitazione. Si osservò intorno, si trovava all’entrata della Foresta della Magia. Era un posto pericolosissimo, siccome pullulava di Youkai e di creature sinistre. Per fortuna, il negozio, era proprio lì, all’entrata, accessibile a tutti, senza bisogno di inoltrarsi nell’angusto territorio. Spinse la porta e vi entrò, titubante, non sapendo chi avrebbe incontrato. -bu…buon giorno..- disse, a voce alta, in modo che potesse essere sentita bene. -Oh, una cliente!- rispose una voce maschile, proprio alla sua sinistra, per cui si voltò velocemente verso la provenienza della voce. –buon giorno a te!- disse la voce. Essa apparteneva ad un uomo con i capelli d’argento, che indossava un paio di occhiali e stava leggendo un libro seduto su una sedia. L’uomo si issò, avvicinandosi e scrutando Mitsuki con interesse. -uhm…non ho molti clienti umani…sono Morichika Rinnosuke, benvenuta al Kourindou.- disse l’uomo, sorridendole. Mitsuki notò il caloroso sorrise e si sentì meno timorosa di parlare. -io sono Shiroyume Mitsuki, piacere mio.- rispose, imbarazzata. Guardava l’uomo con la coda dell’occhio, siccome era immersa nella sua esplorazione visiva del luogo. Se Reimu le aveva detto che c’era di tutto, non mentiva affatto. C’erano molti scaffali pieni di libri, alcuni sembravano anche molto antichi. Su altri c’erano oggetti di vario genere, tutti diversi, alcuni strani, la ragazza non riusciva proprio a capire cosa fossero. Non si era accorta del sorriso che aveva stampato in volto, l’uomo ridacchiò. -bene, Mitsuki-chan, se cerchi qualcosa in particolare puoi dire a me. – L’albina tornò a fissare l’uomo. -questo…è il paradiso!- disse, con un sorriso e un’espressione di pura felicità sul suo volto. L’uomo restò per un momento allibito a causa dell’esclamazione, dopodiché scoppiò in una sonora risata. -Io credo sia solo un negozio!- rispose, sorridendo –ma guarda pure la merce!- le disse, notando come la ragazza si era buttata all’esplorazione degli oggetti, alcuni con provenienza dal Mondo Esterno, perché persi vicino la barriera Hakurei, raccolti perciò dal proprietario. -ghyaa che figata!!!- disse l’albina, osservando alcuni oggetti che non sapeva cosa fossero. Dopo di che passò a controllare la zona libri e notò delle riviste del Mondo Esterno. –oddio oddio oddiooooo queste vengono da fuori?! Vero?! Vero???- chiese, eccitata e saltellando come un canguro. -si si, proprio dal Mondo Esterno!- disse l’uomo, ridendo. Mitsuki emise un gridolino incredulo, sfogliando una rivista di vestiti del Mondo Esterno. Era una rivista Emo – Goth – Punk – Visual, secondo ciò che c’era scritto sulla copertina. -noooo non ci credo!! Che bei vestiti! Si vestono davvero così?? La gonna così…corta! Oddio la voglio anche io!!- disse, saltellando in giro per il negozio. Mostrò due riviste di vestiti all’uomo, la prima era quella che stava sfogliando, più un’altra sulla moda Lolita, che comprendeva il Gothic Lolita, lo Sweet Lolita e l’Elegant Lolita, più vari sottogeneri. Fissò l’uomo con due occhi che sembravano brillare come stelle, quest’ultimo si sorprese, ma poi tornò subito in sé, prendendo le riviste e controllando il prezzo da dirle. Ad un certo punto, la porta si spalancò e apparvero due ragazze sulla soglia. Mitsuki non aveva fatto caso ai nuovi arrivati, siccome aveva adocchiato una rivista di pasticceria e, poichè non aveva mai visto dei dolci simili, la stava sfogliando con curiosità. -oh oh, ma guarda un po’ chi si vede!- disse l’uomo, rivolgendosi alle arrivate, la quale si erano dirette verso un tavolino al lato del negozio e si erano sedute. -Siamo passate un po’, per quel fatto del libro.- rispose una voce molto forte, sicuramente di una ragazza, anche se dalla voce sembrava un maschiaccio. Una voce più dolce e acuta la seguì. -ultimamente ci sono dei problemi alla Scarlet Mansion.- accennò la vocina, l’uomo sembrò mugugnare. –siccome hai detto di averlo anche tu, siamo passate di qui…- concluse. -certo certo, ora vedo, è da qualche parte qui…- disse, indicando uno scaffale di fronte. –intanto…gradite un po’ di tè? L’ho appena preparato.- chiese alle ospiti. -Ma certo, un po’ di tè ci vuole proprio.- rispose la voce forte. L’albina, nascosta dietro uno scaffale anche per via della sua timidezza, capì che le nuove arrivate non se ne sarebbero andate così rapidamente, per cui sfidò la sua paura delle persone estranee, avanzando a passo di lumaca verso il centro del negozio, dove si trovava il proprietario e con le ragazze. Le notò, sedute ad un tavolino alla sinistra. Erano entrambe bionde, una indossava un abito blu e bianco, l’altra aveva un abito bianco e nero. Era ancora incerta se uscire o meno allo scoperto, meditava di restare nascosta dietro lo scaffale per un’ora buona, o almeno finché le ragazze si trovavano sedute là, tuttavia era così sicura che sarebbe stata scovata, che il proprietario la chiamò in quello stesso istante chiedendole se gradiva una tazza di tè. -Mitsuki-chan, gradisci anche tu una tazza di tè?- chiese, spostando lo sguardo verso il centro del negozio, da dove, dietro ad uno scaffale, stava spuntando la ragazzina. Entrambe le bionde appena arrivate si voltarono verso la figura albina che, per lo spavento, aveva fatto cadere i libri a terra. -ah..i-io…forsgfgt… forse..cio..cioè …ceertyyg…CERTO.- gridò, siccome si rendeva conto di star facendo una brutta figura solo nel non riuscire a rispondere con una parola sensata. L’uomo scoppiò a ridere, mentre la ragazza prendeva i libri di pasticceria da terra e li portava all’uomo, stavolta con passo spedito e rigida come un militare. -tutto okkei, Mitsuki-chan? Mi sembri agitata- chiese l’uomo mentre aggiungeva i libri di pasticceria a quelli dei vestiti. La ragazza, che stava fissando insistentemente il pavimento, sussultò alla richiesta. -s-s-s-s-si…- si zittì, prese un po’ di fiato e tentò di agire come se ci fossero solo lei e il proprietario, proprio come pochi minuti prima. –sono….sono solo troppo emozionata perché questo posto è stupendo!- disse, mostrando un sorriso raggiante. L’uomo sorrise, fece cenno alle ragazze di attendere un attimo e controllò il prezzo delle riviste. Mitsuki si voltò lentamente verso il tavolo, dando un’occhiata più da vicino alle due ragazze. La prima cosa che le saltò all’occhio fu una sorta di fatina che svolazzava attorno alla ragazza più alta, quella vestita di blu con la mantellina bianca, la quale aveva i capelli corti a caschetto e un cerchietto tra i capelli. L’altra ragazza, invece, aveva i capelli raccolti in una treccia laterale. Doveva aveva una mantella o forse era un cappello nero, tuttavia, siccome era poggiato sul tavolo e lei ci era appoggiata sopra, non riusciva bene a distinguere la sua forma, se non che c’era un fiocco bianco al centro di quella “roba” nera. Distolse subito lo sguardo, poiché le ragazze la fissavano curiose e Mitsuki odiava essere fissata da estranei. In quell’istante, il proprietario tornò con le riviste e le disse il prezzo. -uhm…che bei dolci…ti piace cucinare?- chiese, osservando la rivista di pasticceria. -oh..beh, ci sono abituata..i miei hanno il più grande e rinomato ristorante del villaggio…- disse, prendendo il sacco di monete. L’uomo la fissò, stupita. -oh…davvero? Sarai davvero molto stimata al villaggio, allora.- disse, sorridendole. Mitsuki si lasciò scappare una risatina imbarazzata che sorprese l’uomo. -mi odiano tutti, per loro sarebbe meglio che fossi una criminale, così potrebbero cacciarmi via.- disse. La crudeltà della sua affermazione sconvolse l’uomo che si preoccupò. -ma come…sei una ragazza così timida e dolce, non credo che tu abbia mai potuto fare del male a qualcuno!- disse. Mitsuki alzò lo sguardo e fissò l’uomo. -ovviamente, ma sono così buona e ingenua da essere in una posizione scomoda per qualcuno.- disse –credimi, ci sono alcuni che non aspettano altro che io sparisca.- concluse, con un sorriso forzato, che nascondeva forse un sottile velo di odio e dolore. -è davvero una brutta cosa… beh, sentiti libera di venire qui ogni qual volta lo desideri.- disse, sorridendole, siccome la ragazza aveva nuovamente sorriso, stavolta spontaneamente. -è vero…io ero venuta qui a cercare una cosa precisa…- disse, prendendo in mano le riviste appena acquistate. L’uomo, che stava versando il tè alle due bionde, le quali ascoltavano la conversazione in silenzio, si voltò verso l’albina, porgendole, per altro, la sua tazza. -certo, dimmi pure cosa ti serve e vedrò come accontentarti.-

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» 24/11/2008, 23:58
Stage 6 - Marisa-sama Mitsuki sorseggiò un po’ del suo tè e poi poggiò la tazza su un bancone. -beh…è un libro…- disse la ragazza. L’uomo sospirò, erano tutti sempre alla ricerca di libri. –promettimi di….non…prendermi…in giro…- chiese la ragazza, osservando l’uomo, il quale la fissò stralunato. -E’ il nome del libro?- chiese, incredulo. Mitsuki scosse la testa preoccupata per il malinteso. -nononono! Dicevo…il nome te lo dico ma…promettimi di non ….- continuava ad agitarsi preoccupata -…insomma non dire nulla, se lo hai, dammelo e basta, okkei?- -oh…certo..- disse, pensieroso. –Come si chiama?- -beh…ecco…- Mitsuki pareva davvero imbarazzata, così, il proprietario del negozio parve capire. -ah!! Credo di aver capito!- disse avvicinandosi alla ragazza, la quale lo fissò preoccupata più di prima. –non devi aver vergogna, dopotutto è normale alla tua età cercare certi tipi di riviste…- Mitsuki divenne così rossa da far invidia ad un pomodoro. -NON CERCO LIBRI HENTAI!- urlò così forte da far spaventare l’uomo, che si scusò per l’errore imbarazzato. La ragazza con la treccia quasi crepava dal ridere, quella col caschetto sorrise un po’ ma si trattenne. –cerco un libro che….credo sia antico…- continuò l’albina. L’uomo annuì, erano tutti sempre alla ricerca di libri antichi. –il…l’autore si chiama Walter McGraus…- rivelò, osservando negli occhi il signor Morichika, il quale parve ricordare il nome, anche se non sapeva a cosa collegarlo, intanto la fissava in attesa del nome del libro. Mitsuki sospirò. –è…una collana di libri, in realtà…sono dodici volumi…- si mosse nervosamente, preoccupata se dire o meno il nome. -Hai intenzione di dirmi anche la data di nascita dell’autore o vuoi dirmi direttamente il titolo?- chiese perplesso il proprietario, attendendo che la ragazza si decidesse a parlare. Dopotutto, si chiese l’uomo, se non si trattava di qualcosa di erotico, che libro poteva mai essere così imbarazzante? -Pri…principi…ed…el….men…de…sss…re…gone…a…di bss- farfugliò la ragazza. -…perdonami? Ho capito solo “principi”…- disse l’uomo, perplesso. Mitsuki andò avanti e indietro, girò su se stessa e no, non stava ballando, ma camminava nervosamente come una pazza per quei pochi centimetri quadrati al centro del negozio. Tutti la fissavano straniti, anche incuriositi da quella strana creatura, la quale si fermò, prese un bel respiro e indicò l’uomo, imbarazzata. -Principi…ed…elementi…de…- ce la stava per fare ma la voce si spezzò proprio prima di rivelare la “parola incriminata”. -forza, ce la puoi fare!- le disse la ragazza con la treccia, che stava ridendo alla scena incredibile. Anche l’uomo sorrise, e si rivolse teneramente a lei. -vediamo…”principi ed elementi…della pasticceria”? oppure…”principi ed elementi della moda”? Magari “Principi ed elementi della scienza nel Mondo Esterno”?- le chiese, cercando di venirle in contro aiutandola a dire il titolo. Mitsuki però scosse il capo e lui alzò le spalle. –vuoi scriverlo?- le chiese. -no…allora..- l’albina sospirò nuovamente, cercando di affrontare il suo problema. –tu hai promesso di non parlare, devi solo dirmi se lo hai o no, no?- chiese Mitsuki. L’uomo annuì, portandosi una mano sul petto stile giuramento. -allora…non mi dirai che sono pazza o che sono scema e non mi riderai dietro, no?- continuò. L’uomo, adesso, era davvero curioso di sapere che genere di libro avrebbe dovuto farlo ridere. La cosa interessava anche le biondine che osservarono Mitsuki curiose. -non mi permetterei mai di ridere di una persona o di offenderla.- disse l’uomo, serio. -bene…- siccome stava fissando il pavimento come al solito, si decise a fissare l’uomo. -il libro è “Principi ed Elementi della Stregoneria di Base”.- disse, tutto d’un fiato. Le ragazze fissarono Mitsuki a bocca aperta, non stupite, ma ancora più incuriosite. L’uomo, dal suo canto, fissò la ragazza perplesso, come se non avesse ben capito. -…della STEGONERIA?- chiese, come se volesse capire bene. -mi avevi giurato di non dire nulla.- disse l’albina, osservandolo tremando. -Ho solo chiesto per vedere se avevo ben capito…- disse, rammentando in quell’istante chi era l’autore appena citato dalla ragazza, voltandosi verso lo scaffale dei libri magici. -…allora…lo hai?- chiese nervosa la ragazza. -ovvio, è la migliore opera per chi vuole apprendere la stregoneria. Abbastanza pesante, ma dopotutto, una buona strega, deve essere in grado di capire certe cose, per cui non penso sia necessariamente un’opera difficile da comprendere.- le disse, tirando fuori dallo scaffale i dodici, tanto sospirati libri. -beh…credo di si.. – ma mentre si stava per tradire, scosse il capo e portò le mani davanti – EHI EHI chi ha detto che vuole diventare una strega???- chiese, preoccupata. L’uomo la osservò curioso. -…di certo non sono libri da leggere per curiosità.- disse, controllando il prezzo –questi sono libri che spiegano l’uso della magia e lo sviluppo di alcuni semplici incantesimi.- disse, indicandoli. Siccome Mitsuki continuava a scuotere il capo blaterando “no no non è come credi”, aggiunse – non ci vedo nulla di strano, più che altro, sarebbe una cosa molta curiosa.- Mitsuki si morse nervosamente le unghie. -io…io non ho la presunzione di voler diventare una strega! So bene che non ci riuscirei mai, non ho nulla di speciale…- disse, tremante. -non serve qualcosa di speciale, solo un po’ di cultura ~da ze.- disse la ragazza bionda con la treccia. Mitsuki la osservò preoccupata. -ecco a te. E non credo che dovresti sminuirti così, con un po’ di impegno sono sicuro che potrai diventare una strega.- disse l’uomo –il resto sta a te…dipende tutto dalla tua forza di volontà.- Mitsuki fissò l’uomo con uno sguardo triste. -beh…l’alternativa l’avrei…me l’ha detta Reimu tra l’altro…- farfugliò, ma i presenti compresero bene le sue parole. -Reimu? Conosci Reimu?- chiese l’uomo. -è lei che mi ha detto di venire a cercare qui, i libri…- rispose Mitsuki –comunque non posso vantarmi di conoscerla…ci siamo incontrate solo due volte…- aggiunse. -capisco…e lei sa che vuoi studiare stregoneria?- chiese ancora. Mitsuki annuì. -si, mi ha anche detto che posso provare a chiedere ad una strega che conosce lei se mi prende come allieva.- La ragazza col caschetto per poco non si strozzava con il tè. L’uomo quasi scoppiava a ridere, mentre la ragazza con la treccia si coprì il volto, siccome aveva le lacrime per le risate. -….cosa…?- chiese Mitsuki, che non capiva cosa stava succedendo. -Reimu ti ha detto….di chiedere a questa strega di farti da maestra?- chiese l’uomo, divertito. L’albina, seppur perplessa per l’euforia generale, rispose. -si, ha detto che potevo provare a chiedere a …uhm..Marisa-sama mi pare si chiamasse...- disse, l’uomo era davvero quasi pronto a morire dalle risate, -potevo provare a chiederglielo ma dice che ha un carattere difficile e che non immagina cosa mi può rispondere…- disse, rattristendosi. -certo…- farfugliò l’uomo, divertito. -ma io…- strinse i pugni –ma se io incontrassi Marisa-sama la supplicherei in ginocchio, la pregherei con tutto il mio cuore di prendermi come sua allieva perché io davvero voglio diventare una strega!- disse, sicura di se stessa e con le lacrime agli occhi –non so, poi, io non l’ho mai incontrata…ma sarei disposta a fare qualsiasi cosa in cambio! Che so…lavare, pulire, preparare da mangiare, ordinare e posso pure pagare se vuole dei soldi, non lo so, qualsiasi cosa, basta che mi accetti…- disse infine, mordendosi il labbro. L’uomo la fissò, notando la sua determinazione. Il suo sguardo si posò sulla ragazza con la treccia che non stava ridendo più, ed ora la stava fissando pensierosa, con un sorriso stampato sul volto. -Vuoi davvero diventare una strega? Perché? – le chiese l’uomo. -perché…sento che è questo il mio destino…- rispose –devi sapere che io ho passo tutti i giorni lavorando come cameriera al ristorante dei miei, esco solo poche volte e le poche volte mi fissano tutti male per via di alcuni casini successi in passato…- iniziò a spiegare –allora la mia migliore amica mi ha detto di andare a pregare gli dèi al Tempio Hakurei, perché forse loro mi avrebbero indicato la mia vera strada, il mio destino!- disse, emozionata. –Io ci sono andata e ho incontrato Reimu, è successo quasi una settimana fa. Quando sono tornata a casa, nella soffitta, ho trovato l’introduzione a questi libri ma non gli altri!- continuò, cambiando espressione ad ogni tappa del racconto –sono tornata a pregarli e Reimu mi ha detto di cercarli qui e mi ha parlato anche di questa strega a cui potevo chiedere…- concluse. -In parole povere, vuoi cambiare vita.- disse una voce acuta. Era la ragazza bionda col caschetto, che la osservava seria. -beh…esatto, si. Ma non è esattamente questo.- disse, voltandosi di nuovo verso l’uomo. –io sono SICURA che è questa la mia vita- -questa?- chiese l’uomo. -la magia.- disse, infine, la ragazza. –quando ho letto l’introduzione, ho provato una fitta al cuore, come un qualcosa di nostalgico…- raccontò. –sarò anche pazza, ma sono sicura che, se non era un segno degli dèi, era qualcosa che mi diceva che stavo facendo il passo giusto…- disse. –e poi il libro l’ho trovato nella soffitta di casa mia…in quante case di normali umani puoi trovare libri di magia?- chiese, incrociando le braccie –E’ un segno.- disse, sicura. –ed io voglio provarci. Se sarà un fallimento, mi arrenderò. Ma se si rivelerà essere una cosa che ho nel sangue, allora aveva visto giusto…- -uhm…- la ragazza con la treccia fissava pensierosa quella ragazza. -che vuoi fare?- le chiese quella accanto a lei. Il proprietario del negozio sorrise. -Potrebbe essere un’esperienza interessante, non credi?- chiese, rivolto alle due ragazze. Mitsuki fissò prima l’uomo, poi le ragazze, perplessa. – dopotutto ci tiene così tanto, ha una grande forza di volontà.- -mah, voglio metterla alla prova!- disse alzandosi dal tavolo e infilandosi in testa quell’ammasso nero col fiocco bianco, che Mitsuki non aveva capito cosa fosse, ma ora lo vedeva bene, fin troppo bene, perché le si stava fermando il cuore. Era un cappello nero a punta, il classico cappello delle streghe. -cosa vuoi fare, Marisa? – chiese l’uomo, curioso. L’albina fissò prima l’uomo, poi la strega, si sentì quasi mancare e si portò le mani alla bocca, spaventata. -ovvio!- disse, tirando fuori alcune carte dal grembiulino bianco. L’uomo sbiancò. –Un bel Danmaku game!- -Non qui! Mi distruggerete il negozio!- disse l’uomo, seccato. Mitsuki iniziò a piangere, spaventata e preoccupata. I presenti la fissarono sconcertati. –Mitsuki-chan…cosa succede? Stai bene?- le chiese, avvicinandosi preoccupato. -i…i ragazzi giovani…nel villaggio…non…non sanno fare una Spell Card Battle…- disse Mitsuki, come se fosse una grande vergogna. –mi dispiace Marisa-sama…- disse, inginocchiandosi davanti a lei. L’uomo e le ragazze la osservarono silenziosi. Rinnosuke parve pensieroso. –vi prego Marisa-sama, non giudicatemi per questo, io voglio davvero imparare!!- supplicò, con uno sguardo da far compassione. -non essere severa con lei, Marisa. – chiese l’uomo, che più di chiederglielo così non poteva, dopotutto la strega aveva un suo caratterino. La ragazza col caschetto la fissò pensierosa per qualche secondo, così come la strega. -indifesa com’è, come potrebbe andare dal villaggio a casa di Marisa, tutta sola? Si trova nel bel mezzo della Foresta della Magia- chiese. La strega si voltò verso l’amica che aveva appena parlato. -io…posso farcela! Ho alcuni talismani di Reimu, se mi trovassi in pericolo posso usarli!- disse la ragazza albina. -sarebbe ancora troppo pericoloso per te.- rispose. -hai detto che saresti disposta a pulire e a fare faccende domestiche ~ze?- chiese la strega, interessata. La ragazza col caschetto voleva replicare. -qualsiasi cosa.- rispose Mitsuki, osservandola intensamente. -oh beh… posso improvvisarle un posto a casa mia…- disse Marisa, pensando a come sarebbe avere una domestica stile Sakuya, che la servisse. -Marisa!- la ragazza col caschetto sembrava alquanto contraria. -Su, Alice, potrebbe essere divertente!- disse la strega, sghignazzando. -non credo che…- iniziò col parlare, ma Mitsuki la interruppe. -vi prego, Alice-sama, questo è tutto ciò che voglio!- disse con le mani congiunte in preghiera, avendo capito che quella ragazza che si chiamava Alice era molto vicina a Marisa-sama –se non potessi farlo non avrebbe senso nemmeno vivere.- le disse, sperando che comprendesse. Alice sospirò, osservando Marisa che stava ridacchiando. Rinnosuke sorrise. Era fatta, pensò Mitsuki, la quale si sentì talmente leggera che si stupì di non star volando verso il paradiso.

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» 22/01/2009, 23:10
*ç* Stage 7 - Pulizie Time! La cosa che più spaventò la ragazzina, era la totale confusione che regnava in quel luogo. Quando Marisa spalancò la porta della casetta a due piani nel bel mezzo della Foresta della Magia, Mitsuki si ritrovò travolta da una valanga di cianfrusaglie, libri, oggetti strani e fiale con filtri magici. Evitò di commentare l’enorme caos e si fece strada tra alcuni pupazzi maledetti e ammassi deformi di non-si-sa-cosa, seguendo la maestra verso la cucina, anche quella alquanto disordinata ma, almeno, più vivibile. L’albina si domandò come faceva a vivere in quel disordine… La strega monocromatica preparò del tè e glielo servì, appoggiando la tazzina sul tavolo e sedendosi a sua volta. -Devi riordinare la casa…- disse, pensandoci su e grattandosi il capo -...ma fai attenzione, sono oggetti preziosi da ze.- continuò, annuendo col capo. -Ehm...- la ragazzina osservò la strega con perplessità. -...e quando inizio a studiare?- -studiare?- Marisa la osservò sconcertata, cercando di capire a cosa si riferisse. -beh...ricordi che sono qui per studiare magia, vero?- chiese Mitsuki, ridacchiando. -...ah! certo ze!- disse la strega fingendo di averlo sempre saputo per nascondere il fatto che se l'era completamente dimenticato. -beh...prima metti a posti e poi inizi a studiare...- disse, dando una veloce occhiata ai libri sparsi a terra. Mitsuki seguì il suo sguardo e sospirò. -allora...- iniziò la strega, poggiando la gamba destra sulla sinistra in modo molto mascolino e incrociando le braccia dietro al capo, appoggiata allo schienale della sedia. -pulire, riordinare...tenere in ordine ze...- -certo.- disse l'albina, annuendo. -colazione, pranzo, té, cena, spuntino di mezzan...no, quello no.- Mitsuki la osservò con uno sguardo interrogativo. -vediamo...colazione alle dieci, pranzo all'una e mezzo, té e spuntino alle cinque, cena alle sette.- disse, osservando il soffitto pensierosa. Mitsuki si annotò tutto in mente. -e mi raccomando puntuale ze!- -Allora...si, dieci, l'una e mezzo, cinque..sette...ricordo tutto!- disse esaltata la ragazza. -be~ne.- esclamò la strega, alzandosi e prendendo un sacco. Mitsuki la seguì con lo sguardo. Si infilò in testa il cappello nero con il grande fiocco bianco, afferrò la scopa e si diresse verso l'ingresso. -allora buon lavoro~- disse, con un sorriso bastardo stampato sul volto. -ksdmvslkb MA COSA??????????????- urlò Mitsuki, cercando di raggiungerla per fermarla ma Marisa era già volata via e Mitsuki non sapeva volare. Rimase come una cretina sull'uscio, osservando stralunata il cielo dove era sparita. Si voltò, osservando l'assurda confusione e venne presa dalla depressione. -...ho capito. Meglio metterci a lavoro, piangersi addosso è inutile..- chiuse la porta di casa e saltellò verso la cucina, inciampando una decina di volte, per prendere uno straccio per pulire. Tornò nel salotto, o, almeno, quello che doveva essere un salotto e iniziò a spostare gli oggetti, ponendoli su scaffali, su mobili, appoggiandoli temporanemante sul tavolo in cucina, iniziò a pulire per terra con la pezza. C'erano macchie grandissime e ragnatele tra gli scaffali. Pulì le mensole spostando tutti i libri e gli oggetti, riponendoli con cura al loro posto e aggiungendoci alcune delle cose che prima si trovavano in giro sul pavimento. La camera di Marisa non era diversa dalle altre stanze. Per fortuna era riuscita ad arrivarci, altrimenti avrebbe dovuto rimandarla al giorno successivo. Prima puliva, prima studiava. Lavò le lenzuola, rifece il letto, mise a posto i libri, le pozioni, gli oggetti. Riordinò tutto, sbattè le tende, pulì i vetri, passò lo straccio a terra, lucidò gli scaffali. Finì appena in tempo, perchè si erano fatte le sette e doveva iniziare a prepare la cena. Aprì la credenza, non ancora pulita, siccome i mobili chiusi, specialmente quelli in cucina, contava di farli domani. Sarebbe stato impossibile fare tutto in un giorno e in cinque ore. Nella credenza c'era un misto di funghi, boccette e...si, libri. Libri nella credenza?! -....ho paura che la sensei non sappia dove abita l'ordine.- prese un libro, qualcosa di sicuramente impossibile da capire per una mente inferiore come quella di Mitsuki. -suppongo che solo un essere superiore come Marisa-sensei sappia leggerlo....- tirò fuori tutti i libri dalla credenza. -e mi chiedo cosa ci fa con tutti questi testi...- li poggiò momentanemante sul tavolo e prese le varie scorte di cibo. -non mi ha detto cosa le piacerebbe mangiare...però forse ho qualcosa io!- disse, ricordandosi di aver portato qualcosa nella sacca. Corse a controllare e tirò fuori alcuni ingredienti per preparare qualcosa di buono. In cucina se la cavava davvero bene e iniziò a cucinare qualcosa (non si sa bene cosa, siccome non m'intendo di cucina giappica del 1885 XD n.d autrice) ma questo qualcosa era davvero buonissimo ed emanava un profumino niente male. Profumo che attirò la strega monocromatica, la quale varcò la soglia con, sulla spalla, un sacco pieno di qualcosa. Osservò il salone, lucido, pulito, profumato, in ordine. Si voltò, uscì dalla porta e inquadrò, con lo sguardo, la targhetta sulla porta. Vi era inciso "Kirisame". -si, è casa mia ze.- disse, entrando e percorrendo lentamente il pavimento lucido quanto uno specchio. Si osservò intorno sbalordita, seguendo il profumo della cena fino alla cucina, dove trovò sul tavolo alcuni libri appoggiati da una parte e due bicchieri, piatti e posate posizionate su due lati, in due posti vicini. Distolse lo sguardo dal tavolo e notò da dove arrivava il profumo. La cena cuoceva nella pentola, mentre la ragazza albina tagliuzzava qualche spezia per dargli sapore. -tu hai fatto tutto questo?- disse, spaventando Mitsuki, che si accorse solo allora della sua presenza. -ehm...qualcosa non va? mi avete chiesto di pulire e riordinare...e di preparare la cena per le otto e ...mancano cinque minuti alle otto, quasi pronto...- disse, cercando di discolparsi se avesse fatto qualcosa di male. -no ma è incredibile che tu abbia pulito tutto in cinque ore da ze!- disse shokkata, posando sul tavolo la sacca che aveva ancora sulla spalla. -AH!- urlò Mitsuki. -COSA?- urlò Marisa. L'albina prese la sacca dal tavolo e la portò nel salotto, appoggiandola sul divano. Si accorse che era piena di libri e sospirò, tornando in cucina e ripetendo l'operazione con i libri che si trovavano ancora lì. -dopo cena metterò a posto anche quelli...sul tavolo non dovevano stare, lì ci dobbiamo mangiare!- disse, quasi rimproverando la strega bianca e nera, la quale la guardò curiosa. Non era uno sguardo arrabbiato, anzi. Sembrava che questa convivenza avrebbe potuto rivelarsi alquanto divertente. Ridacchiò, andando a sedersi e attendendo affamata la cena. Rimase stupefatta nell'assaggiare quella squisitezza. Mangiò tutto immersa nei suoi pensieri, mentre Mitsuki la osservava divertita. Non si sarebbe mai aspettata di trovarsi in una situazione del genere. Finalmente sarebbe diventata una strega, avrebbe appreso la magia, sarebbe stato molto interessante e inoltre si sarebbe realizzata sul serio. Al termine della cena, pulì i piatti e le stoviglie utilizzate per la cena, canticchiando, mentre Marisa leggeva uno dei libri appena portati nel sacco. Quando ebbe finito di lavare, Mitsuki la trovò seduta accanto alla finestra, con il lumino nella lampada sul tavolo e il libro in mano, mentre leggeva interessata. L'albina non avrebbe voluto ficcanasare, ma era molto curiosa. -dove li prendi questi libri? Hai un fornitore personale?- chiese, pensando che forse era una domanda stupida. Probabilmente li prendeva da Rinnosuke-san. Marisa alzò distrattamente lo sguardo dal libro e focalizzò in mente la domanda appena postele. -ah, si. La Voile Library, sicuro ze.- disse, tornando a immergersi nelle mille parole del curioso testo che l'aveva presa. La ragazzina scrollò le spalle, mettendo a posto i libri che aveva poggiato sul divano. Quando ebbe finito, erano ormai le nove, per cui prese un libro a caso, per l'esattezza era una storia avventurosa, e si mise accanto a Marisa a leggere. Quest'ultima non le badò affatto, continuando a leggere il libro come se lo stesse mangiando. Non le importò più di tanto, per cui incominciò a leggere. Tuttavia si sentiva stanca, fu verso le dieci e qualche minuto che pensò bene di andare a riposare. Si alzò, voltandosi verso Marisa. -ehm...sensei...- la chiamò, sentendosi rispondere con un mugolio distratto. -sensei...io sono stanca e vorrei andare a dormire...- disse, imbarazzata. -mh...vai.- disse la strega, continuando a leggere. Mitsuki rimase perplessa. -ehm...sensei...dove devo mettermi?- chiese, sperando di poter andare nella stanzetta al secondo piano. Oltre alla camera di Marisa, c'era una stanza con un letto e tanti scaffali pieni, ovviamente, di libri. C'era anche un armadio ma non c'era nulla dentro, era probabilmente una "stanza per ospiti", anche se, pensò Mitsuki, che non doveva avere molti ospiti, se era trattata da ripostiglio. -mh...la camera al secondo piano...- disse, voltando la pagina del libro e riprendendo a leggere. -daccordo. Volete essere svegliata ad un orario particolare? Avete detto che devo sevirvi la colazione alle dieci..- le chiese, pensierosa. Marisa distolse lo sguardo dal libro e fissò Mitsuki incuriosita. I termini "servizievoli" della ragazza rischiavano di farla morire dalle risate. -"servirmi la colazione"?- ripetè, divertita. Mitsuki non capì cosa ci fosse di divertente. -tu prepara la colazione, se mi sveglio mi sveglio, se no non mi sveglio ze.- disse, tornando alla lettura. "Se non ti svegli non ti svegli....e cosa sei, morta?" si chiede l'albina, troppo stanca per pensare, così si diresse nella sua nuova cameretta. Si infilò nel letto con tutto il kimono e si assopì subito. Quella notte sognò di volare nel cielo a cavallo di una scopa.

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» 27/01/2009, 3:21
Stage 8 - Vita da Apprendista Strega " La Vite Rossa è una delle piante più note e sfruttate dall'uomo e la sua coltivazione si perde nella notte dei tempi. I principi attivi sono costituiti da tannini, bioflavonoidi, acidi organici e vitamine. Tra le numerose attività della vite, ricordiamo quelle diuretiche, depurative, dietetiche, stimolanti, antinfiammatorie, protettrici vasali...." Sfogliò il libro, sbuffando , infilando la penna nel barattolino d'inchiostro e appuntandosi le cose da ricordare su un foglietto...ma non era utile. Era TUTTO da ricordare. Per un attimo, fissò la pagina senza nemmeno vederla, ascoltando il cinguettìo degli uccelli fuori dalla finestra. Alzò il capo e fissò il vetro, aspettandosi di veder passar volando l'allegra creatura che cantava benedicendo l'estate, che stava per finire. Alcuni rintocchi d'orologio, riportarono alla realtà l'albina che, ricordatasi del compito assegnatole, tornò sul suo testo. " Il Verbasco è un'elegante pianta con foglie grandi e vellutate di colore tenue. Cresce fino a un metro e mezzo d'altezza e si trova sugli argini sabbiosi e soleggiati. Il suo nome scientifico, Verbascum, deriva dalla parola latina barbascum, "pianta barbuta". L’infuso preparato con i fiori contiene mucillagini, zuccheri e saponine e viene usato come calmante ed antinfiammatorio contro bronchiti e pertosse e per uso esterno contro le emorroidi. Le foglie si usano anche come cataplasmi emollienti contro emorroidi, scottature solari, foruncoli ed ascessi. I semi sono tossici." Sottolineò l'ultima parte, sperando di ricordarsi che alcune piante posso essere anche pericolose, come i funghi studiati la settimana prima. Diede una veloce occhiata ad alcuni libri su un mobile dietro di lei, nel salotto pulito e ordinato. Erano i libri che aveva già letto e riassunto in quelle ultime settimane. Posò la penna e si stiracchiò, notando la tarda ora. Era l'una e occorreva preparare il pranzo per l'arrivo di Marisa-sensei. Si alzò e si diresse verso la cucina, prendendo vari ingredienti dalla credenza, ora pulita e ordinata come il resto della casa. Mentre impastrocciava uno dei suoi soliti pranzetti squisiti, si ripassava in mente le proprietà della Vite Rossa e del Verbasco, sperando di ricordarsele e di non fare una brutta figura come due giorni prima, quando affermò sicura che l'Uncaria era una radice somministrabile a chiunque tranne alle persone in gravidanza, quando invece non andava sommistrato soprattutto ai bambini fino ai dieci anni di età. Questa leggerezza le procurò, come punizione, una cena saltata e una fame terribile per tutta la notte, tanto che la mattina dopo, durante la colazione, trangugiò più del dovuto e le venne un doloroso mal di pancia che Marisa ignorò, esclamando solo un "ben ti sta ze." e costringendola a studiare con i dolori allucinanti. -Mai più farò cazzate.- disse chiaro e tondo l'albina, ricordando cupa l'esperienza del giorno prima. La porta di casa di aprì e fece capolino la padrona dell'abitazione, la strega bianca e nera dai capelli biondi legati, come sempre, in una treccina laterale. Marisa avanzò spedita verso la cucina, trasportata dal delizioso profumino dei manicaretti che cucinava la sua allieva. Mitsuki si voltò per salurla e si accorse che non era sola. C'era una ragazza poco più alta di lei, con capelli biondi corti a caschetto e con una bambolina che le svolazzava intorno. -oh, buongiorno Alice-sama!- disse Mitsuki, salutandola educatamente e sorridendole raggiante. Alice era una ragazza molto bella e anche molto educata e con modi abbastanza raffinati, almeno il più delle volte. Probabilmente evitava di vederne i difetti, però l'albina ammirava molto quella strega. Era una burattinaia, manovrava le bambole con dei fili invisibili, muovendo le dita. -Buongiorno, Mitsuki. Ancora ti ostini a chiamarmi con tanta importanza? Ti avevo pregato di chiamarmi solo Alice.- disse, con sguardo abbastanza serio, ma non c'era da preoccuparsi, era la sua solita espressione. Mitsuki aveva imparato a capire che era alquanto timida, restia ad aprirsi agli altri, molto solitaria. Tuttavia cercava sempre di starle vicino, nella rare occasioni in cui la incontrava, e questo sembrava non infastidirla. Mitsuki ne era felicissima, sperava che col tempo sarebbero diventate grandi amiche. -cosa hai preparato di buono? comunque c'è anche Alice, quindi spero tu ne abbia fatto di più ze!- disse la strega monocromatica, sedendosi al tavolo e stiracchiandosi, poggiando il cappello sullo schienale della sedia. -ti ho già detto che se non c'è bisogno!- riprese Alice, con le mani ai fianchi e osservandola seria. -Non l'hai nemmeno avvertita, non ne avrà cucinato abbastanza per...- -ma sicuro che c'è! Siedet...siediti pure Alice----...sama...- disse l'albina, che non sapeva più come indirizzarsi a lei, decidendo di chiamarla come sempre. La burattinaia sospirò, sedendosi anche lei. -beh....se ne sono proprio costretta...non che lo voglia, ma sembra che voi ci teniate così tanto...- disse, smentendosi come suo solito. Marisa ridacchiò, Mitsuki arrossì. Non era la prima volta che Alice mangiava con loro, ma l'albina sperò che sarebbe successo molte più volte. Ogni tanto, mentre portava la forchetta in bocca, le scappavano delle occhiate alla bella strega dagli occhi azzurri. Poi, velocemente abbassava gli occhi, imbarazzata. Si chiese perchè si sentiva così in imbarazzo e perchè si fosse affezzionata così a quella burattinaia. Concluse che le volesse solo molto bene, nulla di più. -Perchè fissi Alice?-. L'uscita di Marisa, che fissava Mitsuki in modo curioso, arrivò così d'improvviso che l'albina quasi non soffocava a causa del boccono che stava ingoiando. -...ma ma ma ma ma che cosa come quando ma chi????- chiese l'abina, osservando prima Alice, che la fissò con sguardo interrogativo, poi Marisa, che sorrideva bastardamente, tipico sorriso che, Mitsuki aveva imparato a conoscere, non preannunciava nulla di buono. -una domanda alla volta ze!- disse Marisa, ridendo per il modo di esprimersi dell'allieva -stavi fissando Alice! Tu!- rispose, indicandola. -nononononononn è assolutamente vero!- affermò Mitsuki, con uno sguardo terrorizzato. Il risultato fu che Marisa e Mitsuki iniziarono a litigare e a rincorrersi per la casa come due bambine. E per fortuna che avevano finito di mangiare, ormai! -...che bambine...- disse Alice, trattenendosi dal sorridere e cercando di rimanere serie. Tuttavia, era uno spettacolo divertente e, quella ragazzina appena entrata nelle loro vite, sembrava essere una persona molto simpatica. La cosa che rendeva felice la burattinaia, anche se non l'avrebbe mai dimostrato, era che Mitsuki amava parlarle e stare in sua compagnia. Sembrava che le si fosse affezzionata. Di questo, Alice, ne era davvero felice. Dopo che le due streghe si erano rincorse nella casa come cani e gatti, tornarono in cucina ridendo. Alice sospiro e aprì una sacca che aveva portato con sé. -Mitsuki...- la chiamò, cercando di nascondere il lieve imbarazzo per quel gesto. L'albina la osservò stralunata. -Si, Alice-sama?- chiese avvicinandosi a lei per sapere cosa ci fosse nella sacca. La burattinaia tirò fuori un completino rosso e nero, stile goth. Comprendeva un piccolo top nero, lungo, che si apriva stile minigonna con dei laccetti neri. C'era inoltre una gonna stile irlandese lunga fino a sotto il ginocchio. Abbinati, degli stivali neri e delle calze con dei manicotti in rete. Marisa fissò quella roba perplessa, Mitsuki sembrava tremare per l'eccitazione. -...volevo ripagarti per quei libri sulla moda del Mondo Esterno che mi hai regalato. Ho pensato di farti un abito con uno di quegli stili, siccome ti piace tanto...gli stivali li ho trovati al Kourindou.- disse, porgendo la roba a Mitsuki che la prese con immensa gioia. -i...io n-non so come ringraziarti!!- le disse, con un visino dolce, felice, imbarazzato, che quasi sarebbe scoppiato a piangere dalla gioia. Alice le sorrise lievemente, senza darlo troppo a vedere. -mh... beh indossi sempre quel solito kimono ormai vecchio e ho pensato di regalarti qualcosa di nuovo...tutto qui. - aggiunse, giustificando nuovamente il suo gesto. -grazie.- disse, dolcemente, fissando il vestito. Se lo infilò alla svelta e tornò nel salotto, facendosi ammirare dalle presenti. -ti sta bene.- commentò Alice, senza aggiungere altro. -è strano...ma figo!- disse Marisa, ridacchiando. Mitsuki sorrise, non era mai stata così felice negli ultimi quindici giorni, da quando aveva iniziato a studiare magia. A interrompere i suoi pensieri fu la domanda di Marisa, solita, spaventosa, che suonava come un "Pronta a morire?" quando invece era un "Hai studiato?". -si.- disse, sicura di sè stessa e che sarebbe riuscita a rispondere a tutte le domande. Inoltre Alice avrebbe assistito all'interrogazione, non poteva fare brutta figura. Si posizionò davanti la maestra, la quale diede un veloce sguardo al libro che doveva studiare l'allieva in quei due giorni. -a che capitolo ti sei fermata?- chiese, sfogliando le pagine. -Al Verbasco.- disse l'albina, osservando la sensei che stava posando il libro. -Non hai fatto molto, vediamo se quel poco te lo ricordi ze...- disse, sorridendole, solito sorriso bastardo presagio di guai. Mitsuki annuì osservandola preoccupata. -Quali parti del tiglio si possono usare?- chiese, fissandola negli occhi. La so, la so! -Del tiglio possono essere usati i fiori e le brattee...- -Spiegami cosa sono le brattee.- Ah, facile! -Le brattee sono quelle foglie che accompagnano il fiore, che hanno subito una trasformazione tanto da divenire simili ai petali del fiore e, in certi casi, da essere scambiate per tali- -Alcune proprietà?- Aspetta...mi pareva...ma si! -Stimola il sudore...cioè fa sudare di più, calma la tosse, favorisce la digestione...- -bene, bene. Si possono quindi usare sia i fiori che le brattee. Dipende dai casi, no, ze?- Ovvio. -Si, certo.- -...sicura?- ..vggbsdb domanda trabocchetto!!!!!!!! -...NO! volevo dire...si usano assieme! I fiori sono inutili, vanno sempre usati con le brattee!- la strega monocromatica si lasciò scappare una risatina. -Dammi qualche proprietà della vite rossa, ze.- -Dunque...depurativo...antinfiammatorio, diuretico...- -Per cosa può essere usato il verbasco?- -eh..può essere usato come calmante, contro le scottature solari, per curare bronchiti...- -ehi ehi ferma. Non confondere ze! Quali parti vanno usate per uno scopo e quali per un'altro?- Oh cazzo. -ah..- -...hai imparato tutto a memoria o che?- Marisa la fissò delusa. -no no...fatemi pensare un secondo!! Lo so!- L'albina cercò di ricordare quali parti del Verbasco venivano usate...ma solo fiori e foglie si potevano usare! -ma...si usano le foglie e fiori...no?- Marisa sospirò. -certo ze, ma non si può curare una bronchite e una scottatura nello stesso modo- affermò, accigliata. Mitsuki parve illuminarsi. -ah, i metodi di preparazione!- disse. Alice ridacchiò, Marisa sospirò. -Non sono propriamente metodi di preparazione...- -beh...cioè, per curare le scottature si usano le foglie! Cioè proprio la foglia..- -e la bronchite?- -con i fiori!- disse, sicura di sè. -....glieli fai mangiare?- chiese Marisa, perplessa. -come?- -i fiori, glieli fai mangiare?- -beh no...- -...e allora mi dici come si usano i fiori?- -si...prepara un infuso.- Alice stava crepando dalle risate, letteralmente. Marisa, invece, sospirò ancora, anche se sembrava alquanto divertita anche lei. -e ci voleva tanto per dirlo?- disse, riponendo il libro sullo scaffale. -...te la faccio buona, ma la prossima volta cerca di essere più intuitiva da ze.- disse, dandole un colpetto sul capo. Mitsuki sospirò, non era mai stata così nervosa. Marisa la fissò per qualche secondi. -e non ti mettere paura quando parli, non ti mangio mica!- disse, ridacchiando. La risatina della sensei era contagiosa, Mitsuki scoppiò a ridere seguendola e Alice fu l'unica a ridere senza "mostrarlo" agli altri. Un'altra giornata era passata, a Gensokyo, e Mitsuki annotò la serena giornata sul suo diario personale. " E' strano, ogni volta che vedo Alice-sama mi batte il cuore...che mi stia davvero succedendo quello che penso?..."

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» 11/02/2009, 21:38
(Spero di non star facendo nulla di male, rispondendo in questo topic! Ma volevo dire la mia xd) Comunque, mi piace veramente la tua fic! °_° L'ho iniziata a leggere l'altro giorno, ma per colpa del tempo ne ho letto solo metà, poi stamattina, mentre stavo a scuola, non vedevo l'ora di tornare a casa per finirmelo di leggere! xD Veramente complimenti, mi piace °° Qualche errorino qua e là (Ma...Touhou è ambientanto nel 1800? °° Comunque non credo che esistevano le forchette in Giappone xD) Ah, volevo anche avvertirti di un piccolo errore: [...] Tornò in camera delusa, infilandosi nel futon [...] [...] le venne in mente di non aver mai dormito in un futon, a casa sua aveva un normale letto a rete. [...]
xD Comunque, per il resto è magnifico xd Magnifica la parte quando Mitsuki va al Kourindou °çç° Che so…lavare, pulire, preparare da mangiare, ordinare e posso pure pagare se vuole dei soldi, non lo so, qualsiasi cosa, basta che continui la fanfiction...…-
dissi io xD
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» 11/02/2009, 21:45
ma grazie *__* sei la prima persona che commenta proprio! *abbraccia* ops...non avevo notato quell'errorino XD sistemerò X° e cmq esistono le forchette mi sa...ci sono alcune cose occidentali, e anche delle cose moderne (per esempio, nel manga SSiB Remilia regge un microfono...probabilmente preso al Kourindou xD) comunque continuerò al più presto *_*

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» 13/02/2009, 14:27
Stage 9 - Vecchi amici, vecchi ricordi Una piccola nuvola di fumo si alzò dalla pentola, che bolliva sul fuoco lento. Era una composizione piuttosto primitiva, Il fuoco che scoppiettava, acceso grazie a dei legnetti. Sopra vi era stato costruito, abbozzato, un fornellino in legno che manteneva il pentolone. Lentamente e con concetrazione, l'albina selezionava le foglie da mettere nella pentola che bolliva a fuoco lento. Accanto, altri distillati riusciti poco prima, che doveva inserire in quel liquido color amaranto con sfumature violacee. Si issò, sbriciolando le foglie nella pentola e prese il mestolino per mescolare il tutto. -girare in senso orario per circa due minuti, lentamente, compiendo un giro completo ogni due secondi.- disse Mitsuki, girando con il mestolo, lentamente. Gli uccellini cinguettavano allegramente sull'albero ai cui piedi si trovava l'apprendista all'opera. Si trovava nel cuore della foresta, incurante dei pericoli e degli youkai. Non li doveva più temere, almeno non quelli che infestavano il luogo. Era abbastanza brava da farli scappare a gambe levate. All'inizio le si mostravano e riusciva a mandarli via, ma adesso non si disturbavano nemmeno più ad avvicinarsi a lei. Era importante che compiesse esperimenti e creasse pozioni lontana da casa, siccome, essendo inesperta, poteva far saltare in aria tutto e, ovviamente, Marisa l'avrebbe uccisa, o meglio, "Master Sparkata". Tolse il mestolo dalla pentola e lo pulìcon un panno, poi si affacciò per vedere il colore della pozione, che adesso aveva assunto un colore ambrato. -...è fatta!- disse soddisfatta la ragazza, versando il contenuto della pentola in un piccolo contenitore. -che bello, è la quinta pozione che mi riesce bene senza sbagliare nemmeno una volta!- disse allegra la ragzza, che ormai aveva capito come funzionavano le cose. Le prime volte, spesso e volentieri, le tremavano le mani quando doveva aggiungere delle goccie, ma adesso era più sicura di se stessa. Pulì la pentola con lo stracciò e spense il fuoco con un incantesimo facile facile che aveva appreso da poco. -bene! e ora..- non finì la frase. Fissava la figura che la stava fissando accanto ad un albero, a pochi passi da lei. Si trattava di una ragazza coi capelli castani corti e mossi. aveva due limpidi occhi azzurri...ed era un'umana. -...cazzo!- urlò, quando la ragazza fece dietro front e si allontanò, capendo di aver fatto una cavolata a rimanere lì a fissare l'abina. -FERMATI!!!- le urlò Mitsuki, inseguendola per un sentiero che portava al villaggio umano. Si sentiva alquanto scombussolata, anche terrorizzata, per essere stata così disattenta da farsi beccare da un'umana. Non avrebbe immaginato cosa sarebbe successo se l'avesse detto in giro o ai suoi genitori. Riuscì a raggiungere la fuggiasca, spingendola a terra. -ehi ehi ehi aspetta!!!- la pregò la ragazza col caschetto, ma Mitsuki le si buttò sopra e tentò di immobilizzarla. -chi sei??? Cosa ci facevi nella foresta??? Cosa hai visto?? RISPONDI!!- -calma calma! mi trovavo in un campo qui vicino e mi è scappato il cane, ero venuta cercarlo!- le disse, cercando di tranquillizzarla. -da sola?! Nella foresta della Magia? Ma sei pazza?- le chiese, stupita che per un cane avesse corso il rischio di venir divorata da qualche Youkai. -Senti, non ho visto nulla di te, ok? Anche se ho visto sarà come se non avrò visto, te lo giuro!- le disse. Mitsuki non era del tutto convinta. -ti prego, Mitsuki onee-san!- le disse. Mitsuki si scostò, lasciandola alzare e osservandola negli occhi. -sai chi sono?- le chiese, ora più curiosa che adirata. -certo, forse non ti ricorderai di me, sono una dei bambini dell'orfanotrofio...- le disse. Mitsuki parve pensarci. Dopotutto c'era un solo orfanotrofio al villaggio, con pochi bambini i cui genitori erano morti a causa di youkai o malattie incurabili. E in quell'orfanotrofio veniva spesso mandata dai genitori a portare cestini con pranzi per sostenere i bambini e aiutare i proprietari, amici, appunto, dei genitori di Mitsuki. -oh...capisco...- disse, osservando negli occhi la ragazza. quegli occhi li ricordava, era impossibile dimenticarli. Erano quasi irreali, così trasparenti, splendidi come l'acqua. -tu..eri una dei bambini più volenterosi che aiutavano me e Hana con i pranzi...- disse. La ragazza annuì. -Si, sono proprio io.- disse -mi chiamo Aikage Natsu.- si presentò, sorridendo. -Estate, eh? E' un bellissimo nome! Ora me lo ricordo!- le disse, sorridendole di rimando. -scusami se ti ho aggredita, pensavo che avresti avuto brutte intenzioni sul mio segreto...- -non temere onee-san, il tuo segreto è al sicuro!- le disse, alzandosi. Anche Mitsu la imitò. -chiamami pure Mitsuki o Mitsu!- -daccordo Mitsu! Però che forza, una strega!- disse, osservandola con occhi sbrilluccicosi. -beh...apprendista..- disse, ridacchiando. -Perchè non mi accompagni al villaggio? E' da molto che non ci vieni?- le chiese. -uhm...non posso farmi vedere così...- si osservò vestita Goth e sospirò. Estrasse il suo vecchio kimono dalla borsa che si portava dietro e si vestì dietro un albero. -lo porto sempre con me proprio per queste occasioni...insomma, se dovessi incontrare un umano potrei nascondermi o mettermi questo e recitare una sceneggiata..- -ma non ti sai cambiare con la magia?- le chiese Natsu, un pò delusa. Mitsuki uscì da dietro l'albero. -non ancora, lo imparerò più avanti.- disse, annuendo in modo divertente. Si incamminarono, finchè a Mitsuki non si fermò di scatto. -ma...il cane?- chiese Mitsuki. Natsu sospirò. Tuttavia un abbaiare affettuoso si sentì in lontananza e fece la sua apparsa un piccolo cane marroncino, che accolse festosamente Natsu. -Akira! Piccolo mio!- disse, abbracciandolo -ti ringrazio Mitsu!- disse la ragazza. Mitsuki la fissò perplessa. -ringraziarmi di che?- -come di che? Mi hai fatto ritrovare Akira!- disse, alzandosi e tenendo Akira in braccio. -ma mica sono stata io! E' venuto da solo!- si giustificò l'albina. -ma scusa, tu parli del cane e quello appare, non è micaun coincidenza!- puntualizzò Natsu. -e pare proprio di si. Oh, ma siamo al villaggio!- disse Mitsuki, osservando oltre il sentiero, il campo coltivato dai contadini. -hai ragione...ma allora Akira non si era addentrata, era rimasta sulla soglia ad aspettarmi...- disse. Le due passarono i campi e arrivarono nella periferia della città, dove, passeggiando, notarono Hana che chiacchierava con un ragazzo con i capelli corvini legati in una coda. -oh, Hana e Tsubasa!- esclamò Mitsuki, osservandoli da lontano. -già, che carini insieme! Si preannuncia l'inizio di una storia d'amore!- -Ma che dici? Non mi risulta che Hana provi qualcosa per Tsubasa!- disse Mitsu, ridacchiando. -probabilmente Hana no, o non ancora, ma Tsubasa è perso di lei.- disse Natsu, facendole l'occhiolino. -nooo non mi dire! Conosci così bene Tsubasa?- le chiese l'albina. -abbastanza, ci frequentiamo da molto e so qualcosina- rivelò Natsu, convinta. -Ma daii! allora possibile che nasca una bella storia!- disse ridendo Mitsuki, avvicinandosi ai due che appena notarono le ragazze, le andarono incontro. -DOVE DIAMINE SEI STATA?- chiese una furiosa Hana. -calma calma!- disse Mitsu, ridendo. -Calma un corno!! Chi è questa amica malata? Dov'è che abita? Sei sparita per più di un mese!- -e lo so..infatti non potrò tenere questa scusa per molto...- disse l'albina, pensando che, allo scadere dei due mesi, sarebbe dovuta tornare al ristorante e inventare qualcos'altro. -Ragazzi calmiamoci e andiamo a parlare lontano da occhi indiscreti...- disse il ragazzo, osservando i passanti. Si sedettero su un muretto che dava su un vasto raccolto, dove un contadino lavorava con i figli senza sosta. -Strega?! DAVVERO??- le chiese Hana, sorpresa. -precisamente...sono allieva di Marisa-sensei..- disse lei. -ma come sarebbe...sono la tua migliore amica e non mi hai mai detto nulla! Non si fa così, cara!- disse, con tono deluso e arrabbiato. -scusami Hana...è successo troppo in fretta, nemmeno io ho capito nulla..- le rispose Mitsu. -calma, su, sono sicuro che non l'ha fatto apposta!- disse Tsubasa, sorridendo a Mitsuki. -e poi ormai non conta più...insomma, una strega!!- disse Natsu, eccitatissima. -e dimmi...com'è Marisa-sama? E poi hai conosciuto qualche youkai importante?- le chiese Hana, riaquistando la curiosità e l'entusiasmo. -Marisa-sensei è ...speciale! Ha strane abitudini ma è una mita...- Mitsu ridacchiò -di youkai ho conosciuto solo una oni...e una burattinaia.- all'ultima, arrossì visibilmente. Hana la osservò sorpresa. -oh...e questa burattinaia com'è? Carina?- disse lei, sorprendendo gli altri due con questa domanda strana. Mitsuki arrossì molto di più e iniziò ad essere più impacciata nelle risposte, cosa che notarono anche gli altri due. -b-beh...Alice-sama è...si, molto carina...brava...e...insomma..- i tre risero. - ma tralasciamo. Come vanno le cose qui?- -come vuoi che vadano...- rispose Tsubasa, sospirando -tutto ok, a parte sua altezza reale l'imperatrice...- disse, ironicamente. -certo, l'imperatrice dei coglioni.- aggiunse Natsu, facendo smorfie. -deduco che Kana non ha smesso di rompere i cosiddetti...- disse Mitsu, pensierosa. -figuriamoci! Il giorno che lascerà in pace noi "perdenti" verrà la fine del mondo.- disse Natsu. -ma perdente sarà lei...se solo potessi usare la magia per staccarle tutti i capelli...- disse Mitsuki, rodendo. -che divertente, sarebbe calva!- disse Hana, ridendo dolcemente. -ma andiamo, una tortura più crudele?- intervenne Tsubasa. -cosa c'è di più crudele che vederla derisa da tutti, lei distrutta perchè ha perso la sua bellezza?- rispose Natsu. Tsubasa parve accettare la cosa. -ricordo ancora quando la prendesti a pugni!- disse Natsu, simulando una lottatrice di pugilato. -Certo, e sono finita un mese in prigione!- disse Mitsuki, ridacchiando. -però se l'era meritato...stavano facendo male ad Hana!- disse Tsubasa, arrossendo. Hana gli sorrise. -oh caspita, così tardi?- esclamò l'albina, osservando il cielo. -tra poche ore sarà il tramonto!- aggiunse, alzandosi. -devi andare, eh?- disse Hana, un pò triste. -Mi spiace...quando imparerò a volare potrò partire anche tardi...ma devo attraversare la foresta e di notte è più pericoloso e inoltre devo preparare la cena alla sensei.- -...imparare a volare?! Davvero imparerai??- disse Natsu, eccitatissima. -sicuro, a tempo debito!- disse Mitsuki, sorridendo. -...ci farai fare un giro sulla tua scopa, vero?- le chiese Hana, sorridendo anche lei. -sicuro!- Salutò tutti gli amici ed i suoi vecchi ricordi, incamminandosi verso il luogo dove c'era il presente e il suo futuro.

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» 27/02/2009, 12:42
Stage 10 - L'arrogante Vampira -Era ora che arrivassi! Andiamo! - disse la sensei, infilandosi il suo cappello e prendendo la scopa. Mitsuki era appena tornata dalla sua visita al villaggio e non capiva cos'era quella fretta. -Andiamo dove?- chiese, mentre osservava Marisa chiudere la porta e mettersi a cavallo del suo mezzo di volo. -Ti porto in un posto!- disse, con un sorrisino. Mitsuki la fissò perplessa, cercando ancora di capire, finchè la sensei non richiamò la sua attenzione. -ohi! Sali o te la fai a piedi?- -cosa?!- chiese incredula l'albina. Tuttavia, anche se sconcertata, salì sulla scopa, dietro alla strega bianca e nera. -aggrappati, potresti cadere....e non vengo a riprenderti!- disse, ridacchiando. Mitsuki si spaventò un pò e si strinse al suo busto. Marisa puntò la scopa in avanti e decollò, staccandosi dal suolo e salendo sempre di più nel cielo. Mitsuki osservò la scena per la prima volta. Non aveva mai volato e aveva un leggero senso di vertigini, anche se teneva stretta Marisa per non cadere. Osservò sotto i suoi piedi il suolo svanire, trasformandosi, pian piano, nelle cime degli alberi, ora sempre più lontane. Mentre il leggero vento accarezzava i loro capelli, Mitsuki poté ammirare il calar del sole all'orizzonte, osservando il panorama senza fiato. -allora? stupendo, eh?- chiese la sensei, continuando a ridacchiare, sapendo che l'apprendista era senza fiato per la splendida vista. E, in effetti, Mitsuki si perdeva a guardare Gensokyo dall'alto. Così vicina al cielo, così lontana dalla terra, aveva adocchiato il tempio Hakurei, aveva perso di vista la casa di Alice-sama. Notava il grande lago ergersi dinanzi a loro e, poco più in là su una isoletta, una villa antica in stile occidentale. Era lì che si stavano dirigendo. -ma quello...non è il Koumakan?- chiese, ricordandosi di quella lussuosa villa dove viveva il "Diavolo Scarlatto". -preeecisamente da zé ~ - disse con un ampio sorriso. L'albina si aspettò (inutilmente) di atterrare davanti al cancello, dove notava una guardia dai lunghi capelli rossi e con una divisa verdastra. Ma non fu così, siccome, nonostante le urla furiose della guardia, fu messa prontamente messa k.o. da un Master Spark, che Mitsuki ebbe l'onore di vedere la prima volta davanti ai suoi occhi. -magnifico...- disse l'albina, osservando il laser mentre scaraventava via la povera ragazza. Oltrepassarono il cancello e si diressero verso una balconata, chiusa. -è chiusa...- disse Mitsuki, osservando Marisa. -già già- rispose lei, non curante. -....è chiusa!- ripeté l'albina, continuando a osservare Marisa e la balconata che si avvicinava sempre di più. -siiii- rispose nuovamente con indifferenza. -...SENSEI SI FERMI!!!- urlò Mitsuki, ormai a due passi della balconata. Marisa ebbe il tempo di ridacchiare che, con i suoi danmaku stellari, sfondò la balconata e penetrò vittoriosa nella biblioteca della villa. Mitsuki era ancora pietrificata. -è...è pazza...- disse, osservandosi indietro e notando i pezzi di vetro volare, cadendo per terra all'interno della sala. -daaai non mi dire che non ti sei divertita!- disse Marisa, avanzando. -dovresti rilassarti di più, sei troppo tesa zé!- Sorvolarono la biblioteca completamente buia, notando alcune fate gironzolare tra gli scaffali. -questa è la Voile Library? Gestita da una maga, vero?- chiese curiosa, sapendo che era questo il luogo preferito dalla sensei per i rifornimenti di libri. Non rispose, era piuttosto impegnata (o almeno divertita) nel mettere fuori uso le fatine che le ostacolavano il passaggio con una marea di danmaku. Mitsuki si domandò come faceva a schivare tutti quei colpi. -ma lo fai ogni volta che vieni?- chiese, osservando le fatine crollare. A volte apparivano anche libri incantati che sputavano danmaku giganti. -certo, è divertente!- rispose, mentre arrivava al centro della biblioteca, in uno spiazzale aperto e libero da scaffali dove si trovava un tavolo e una ragazza seduta. Mitsuki squadrò la ragazza. Aveva lunghi capelli violacei e indossava una sorta di camicia da notte chiara, tutta imbellettata da nastrini colorati. Era immersa nella lettura di un libro. Le due atterrarono e Marisa fece scendere Mitsuki giù dalla scopa. L'albina osservò la ragazza, che a questo punto doveva essere la famosa maga bibliotecaria. La maga in questione la stava fissando. -se sei venuta a rubare altri libri, sappi che stavolta te lo impedirò.- disse, con sguardo serio. Marisa incrociò le braccia dietro la testa. -naa sono venuta a far fare un giro turistico a Mitsuki- disse, ridacchiando. La maga si voltò verso l'albina e tornò a fissarla. -la tua allieva?- chiese, ottenendo una risposta affermativa. Mitsu si avvicinò alla sensei e le tirò il gilè, preoccupata e imbarazzata. -ma piuttosto...chi è che ruba? io prendo in prestito....- disse, notando un libro per terra. -oh, carino zé.- -tieni le mani lontano dai miei libri, Marisa.- le ordinò, alzandosi. -suvvia Patche, te lo restituirò appena muoio!- disse, sfogliandolo. -non è una cosa molto bella da dire...- intervenne Mitsu, osservando la sensei. La maga parve infuriarsi. -MARISA!- le urlò, ma Marisa prese un secondo libro. -oh...anche questo è carino!- disse, eccitata. Mitsuki capì che allontanarsi da quella scena era la cosa migliore da fare, per cuì indietreggiò, percependo la fiamma rabbiosa della maga e l'indifferenza di Marisa come se si stessero per scontrare due grandi entità. Dietro di lei, una youkai la bloccò. -chi sei? cosa fai qui?- chiese, spaventando l'albina che si voltò. La youkai aveva i capelli rossi, lisci e lunghi. Aveva delle ali da pipistrello sulla schiena e sopra le orecchie. -scu...scusa, non volevo disturbare...mi ci ha portato la sensei..- disse, preoccupata. -sensei?- ripeté. Osservò Marisa in lontananza, che provocava la sua padrona. -..quindi sei qui con Marisa? Hai intenzione anche tu di rubare i libri di Patchouli-sama?- -Pa...Patchouli...sama?..è il suo nome?- si voltò verso la maga, poi tornò a dare attenzione alla youkai demoniaca -no...Marisa-sensei mi ha trascinato qui per farmi vedere il posto...- disse, pensierosa. -non ti credo!- le disse, perplessa, facendo apparire dei danmaku. Mitsuki si spaventò. -ehi ehi togli quei cosi mi farai male!!!- la pregò, fissandoli con le lacrime agli occhi. -...male?- ripetè, osservando lo sguardo terrorizzato dell'albina. -non ...sai schivare questi danmaku?- -io non l'ho mai fatto...non sono come voi...- disse Mitsu, chinando il capo sconsolata. -capisco...mi dispiace di averti spaventata, allora...- affermò, facendo scomparire i suoi danmaku. In quel preciso istante, Patchouli aveva lanciato verso Marisa alcuni danmaku e quest'ultima, con la solita noncuranza e con il suo sorrisetto sicuro di sé, li stava schivando. -comunque io sono Koakuma.- si presentò la youkai. -io...Mitsuki, piacere...- si presentò a sua volta ma distrattamente, siccome stava fissando la sensei alle prese con la maga. -sta tranquilla, è tutto normale...- disse Koakuma, sorridendo nel notare la preoccupazione della ragazza. -sicura?- chiese Mitsuki, osservando i movimenti di Patchouli-san mentre prendeva in mano una spellcard che si illuminava con un cerchio magico. -...no, questo no!- disse Koakuma, avviandosi verso di loro -Patchouli-sama! non dovete usare quella spellcard proprio qui!!!!!!- urlò, mentre la maga urlava "Royal Flare!" e una fiammata devastava tutto ciò che si trovava nei paraggi. Ora aveva capito come mai Koakuma si preoccupava del luogo. Spaventata, Mitsuki scappò seguendo alcuni scaffali, allontanandosi da quell'inferno di fuoco. -oh ma dove sono capitata!!!- urlò, mentre correva verso un luogo non definito. Dopotutto era buio pesto e ci vedeva ben poco. Tuttavia arrivò ad un enorme portone e lo spalancò, ritrovandosi in un corridoio. -sono uscita dalla biblioteca?- si chiese. Era piuttosto curiosa, per cui non fece caso al fatto di trovarsi in una abitazione senza essere stata invitata, per giunta arrivata lì con Marisa. Camminò per qualche minuto nel lungo corridoio, ammirando le decorazioni e i quadri intorno a sé. Poi notò, dalle grandi finestre, che era già notte fonda, per cui decise di tornare indietro e corse verso il luogo dove si trovava l'enorme portone. Svoltò un angolo e si scontrò violentemente con un'altra figura. Quando alzò gli occhi, notò una ragazzina vestita di un bianco roseo, con corti capelli azzurri e ali da pipistrello. La ragazzina si lamentò per il dolore, mentre una cameriera, che Mitsu aveva già incontrato al tempio Hakurei, la stava aiutando a rialzarsi. L'albina notò i canini della ragazzina, capendo che si trattava di una vampira. Non una vampira qualunque, probabilmente era la padrona di casa. -MA GUARDA DOVE VAI!- urlò adirata all'albina, soltanto ora accorgendosi di chi era. La cameriera la squadrò. Anche lei parve essersi ricordata di quell'umana. -scu...scusatemi...- disse Mitsuki, pulendosi il vestito dopo essersi rialzata. -...Mitsuki-chan?- la chiamò la cameriera, non capendo come mai si trovasse lì. -sa...salve Sakuya-san..- chinò il capo in un breve inchino. -Sakuya! Chi è questa mocciosa e cosa ci fa qui?- le chiese, arrabbiata. Mitsuki capì che era alquanto permalosa. -Si tratta di Mitsuki...non ricordate? C'era un articolo su di lei nel BunBunmaru di qualche settimana fa...- disse la cameriera, osservando la sua padrona. -oh...pensavo che quel giornale raccontasse solo cazzate...- si voltò verso Mitsuki, squadrandola -quindi questa mocciosa è l'allieva di quella stregaccia?- -certo, ojou-sama.- disse Sakuya. Mitsuki non apprezzò l'essere chiamata "mocciosa". -beh...si lo sono...mi chiamo Shiroyume Mitsuki...- disse, con più rispetto possibile. -...se si trova qui significa che quella strega è di nuovo andata a far visita a Patche!- affermò la vampira, adirata. -probabilmente- rispose Sakuya. La vampira passò oltre Mitsuki con una tale indifferenza da shockarla. Si allontanò bofonchiando parole alla sua domestica, cosa che fece ulteriormente arrabbiare Mitsuki. Ma è quando le sentì dire la frase "si è anche portata dietro una stupida mocciosa" che esplose definitivamente, voltandosi verso la vampira a pochi passi dietro di lei. -EHI! Che razza di educazione è questa?- le urlò. La vampira si voltò, osservandola male. Sakuya le lanciò un'occhiata preoccupata. Mitsuki continuò. -io mi sono presentata, sarebbe educato che lo facessi anche tu!-. La ragazzina fece per parlare ma l'albina la interruppe nuovamente. -inoltre ti ho detto che mi chiamo Mitsuki, non sono "la mocciosa" e poi che razza di modi sono che prendi e te ne vai senza manco salutare?? Ma chi ti credi di essere!- concluse, con rabbia. Sakuya si portò le mani tra i capelli, preoccupata. La vampira sembrava arrabbiata anche lei. -Chi mi credo di essere? CHI MI CREDO DI ESSERE? Se non ti sei accorta sei a CASA MIA, inoltre, se ti voglio chiamare mocciosa significa che tu SEI una mocciosa.- le urlò con un tono così freddo da far raggelare la povera Mitsu, che all'istante si pentì di averla provocata. -vuoi sapere chi sono, eh? io sono il potentissimo e magnifico Diavolo Scarlatto, il mio nome è Remilia Scarlet!- continuò, con tono arrogante, illuminandosi di un rosso acceso. -e ora pagherai cara la tua insolenza, stupida umana!- -Ojou-sama, vi prego di fermarvi!- le chiese Sakuya, supplicandola. Remilia la osservò perplessa. -Questa umana non ha alcun potere e non è in grado di competere nemmeno contro una fata. Potreste ucciderla!- le disse. Remilia sghignazzò. -...non è in grado di competere nemmeno contro una fata....è più baka di Cirno, allora! che inutilità si porta dietro quella strega!- disse, ridendo. Mitsuki tremò per la rabbia. E' vero che non era in grado di fare nulla ma non era inutile...doveva solo imparare. -smettila di dire certe cose crudeli!- le chiese, osservando la vampira che aveva smesso di ridere -scusami per il mio comportamento maleducato ma ti prego di evitare certe affermazioni!- le disse infine. -evitare...certe affermazioni?- ripeté Remilia. -Ma è la verità!- esclamò, raggiante -dopotutto quella strega dev'essere proprio caduta in basso nel prendersi come allieva un tale fallimento!- aggiunse, ridacchiando - ma in fondo me l'aspettavo, siete entrambi deboli e inutili.- disse, concludendo. -NON PRENDERE IN GIRO LA MIA SENSEI!- le urlò furiosa Mitsuki. -Perchè, se no cosa mi fai?- le chiese la vampira. -FINISCILA! SEI CRUDELE E SENZA CUORE!- aggiunse. -oh, che bei complimenti!- rispose la vampira. Mitsuki tremò per la rabbia. -UNA PERSONA CHE DICE QUESTE COSE DOVREBBE SPARIRE!- urlò, infine. Sakuya non riuscì a trattenere la sua padrona che si lanciò verso l'albina, furiosa più di lei. -Ojou-sama!!!- le gridò, mentre Remilia si apprestava a colpire Mitsu con una pioggia di danmaku. L'albina indietreggiò terrorizzata, cadendo all'indietro e ritrovandosi a terra, con milioni di danmaku che si apprestavano a colpirla. -NOOOOOOOOOOOO!!!- urlò lei, spaventata. Sakuya decise di intervenire, ma prima che lo facesse un laser eliminò i danmaku di Remilia. -MASTER SPARK!- si udì poco prima della luce accecante. Quando Mitsuki riaprì gli occhi notò Marisa davanti a lei. -non si gioca col fuoco!- le disse, con sguardo serio. -non sei ancora pronta a sfidare Remilia, che cosa ti è preso? baka!- aggiunse la strega. Remilia cessò l'attacco. -insegnale a tenere a freno la lingua.- disse, voltandosi, seccata. Si allontanò. Sakuya fece un inchino, lanciò un'altra occhiataccia a Mitsuki, la quale stavolta capì che la stava mettendo in guardia. L'albina chinò il capo, facendo capire a Sakuya-san che era dispiaciuta. Avendo afferrato le scuse, la cameriera lasciò il luogo, allontandosi per seguire la sua padrona. -....Mitsuki.- la chiamò Marisa. Mitsuki si issò, siccome si trovava ancora a terra e si voltò verso di lei. -si...sensei?- -....prima di far arrabbiare qualcuno, la prossima volta, bada bene di saper affrontare una danmaku battle zé.- le disse, osservandola con sguardo serio. -...gomen nasai...- rispose Mitsuki, dispiaciuta. -....va beh, torniamo a casa!- esclamò, tornata nuovamente arzilla e pimpante. Mitsuki sorrise e la seguì.

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» 20/06/2009, 11:22
Stage 11 - La Doll-Maker L’albina era impegnata nel memorizzare un incantesimo di livello base, quando bussarono alla porta. Si alzò e andò ad aprire. Apparve Alice. -oh…Alice-sama!- esclamò Mitsuki, sorpresa. -Buon giorno. – le disse la burattinaia color arcobaleno. Mitsuki rimase un po’ sorpresa da quella visita e arrossì lievemente. -So…sono felice che tu sia passata…- disse, non sapendo cosa dire. -Mi fai accomodare o devo rimanere tutto il tempo qui fuori?- le chiese, diretta. Mitsuki si scostò velocemente, lasciandola entrare. -etto…Marisa-sensei non c’è, è uscita un attimo…- le disse, scortandola nel salotto. Alice si accomodò sul divano. -non importa, aspetterò.- le disse, aprendo il suo grimorio e leggendolo. Mitsuki la osservò alquanto perplessa. -..dunque? non si offre del tè agli ospiti?- le disse, con sguardo severo. Mitsuki corse a prepararlo. Versò il tè in una tazzina e gliela porse. Alice ne bevve un sorso e poi la poggiò sul tavolo. Mitsuki era incuriosita dal fatto che Alice-sama si trovava lì, leggendo il suo grimorio e attendendo Marisa che non si sa quando sarebbe arrivata. Era inoltre imbarazzata, siccome lei provava una certa attrazione per quella burattinaia. Arrossì, non doveva pensare a certe cose. Pensò qualcosa da dire per rompere il ghiaccio, ma lei la precedette. -puoi anche continuare i tuoi studi, fà come se non ci fossi.- le disse, senza distogliere lo sguardo dal libro. -o…ok..- disse l’albina, tornando ad immergersi nel suo libro di magia. Mentre leggeva, notò una bambola accanto ad Alice, era quella che portava sempre con sé: Shangai. Stava iniziando ad amare le bambole e la costruzione di queste la incuriosiva non poco. Siccome erano ormai passati dieci minuti di assoluto silenzio, decise di parlare. -nee…Alice-sama…come si fanno le bambole?- Alice alzò il capo, osservando Mitsuki e stupendosi un po’ per quella domanda. -…con la stoffa, come vuoi che si facciano.- rispose, secca. A quella risposta, ritornò nella lettura e Mitsu la fissò delusa. Voleva parlare, voleva sentire la sua voce, voleva che la guardasse. -…mi insegneresti?- chiese, sperando che non la mandasse via a calci nel sedere…che tra l’altro quella era anche casa sua e di Marisa-sensei, non poteva cacciarla. Alice alzò il capo e la fissò, stavolta perplessa. -…insegnarti? Vuoi imparare a fare le bambole?- -…si. Vorrei fare una bambola, mi piacerebbe davvero tanto.- le rispose, decisa. Alice sospirò. -dubito tu possa riuscirci.- le disse, tagliando corto. -onegai, fammi provare!- le chiese nuovamente, speranzosa. La burattinaia sbuffò. In quell’istante si aprì la porta e apparve Marisa, con un sacco sulla spalla. -oh, ecco babbo natale…- esclamò l’albina, ridacchiando. -…hai fatto spese, vedo.- disse Alice, notando i libri che la strega monocromatica faceva cascare giù dal sacco. -Oh, ciao Alice! Qual buon vento ti porta da zé?- chiese alla burattinaia, mentre lanciava il sacco a Mitsu che lo prese al volo e iniziò a sistemare i nuovi “acquisti”. -Sono venuta a portarti quella cosa.- disse, alzandosi e lasciando che Shangai le porgesse un pacco che Mitsuki non aveva proprio notato. -waaaa è già pronto?! Certo che sei veloce!- disse, scartandolo e ammirando un nuovo cappello da strega con delle stelline in cima. –SUGOOOI DA ZE’!- esclamò, ridacchiando. Mitsu ammirò il nuovo cappello della sensei. Alice-sama era davvero brava a cucire. -Bene, adesso vado.- disse la burattinaia, avviandosi verso la porta. Mitsuki si lanciò verso di lei. -Aspetta! - Alice la fissò perplessa. -che vuoi?- -…perché non resti a pranzo?- le chiese, imbarazzata. -non mi pare il caso.- rispose. -eddai falla contenta!- incalzò la maga nera, dal salotto. Alice sospirò. -va bene.- si voltò e tornò a sedersi. Mitsuki la pedinò e le si sedette vicino. -allora, Alice-sama…mi insegni a fare le bambole?- le chiese, con gli occhi che le brillavano. -…come vuoi, ma vedi di stare al mio passo.- disse, seria. -certo!- rispose, fremendo di gioia. In quell’istante, un libro le colpì il capo. -ehi, baka. Anziché perdere tempo perché non mi fai vedere cosa hai imparato oggi?- la voce di Marisa sembrava un fulmine a ciel sereno. Quella mattinata volò via velocemente, ormai era già pomeriggio inoltrato. La burattinaia era già andata via da un pezzo e Mitsuki era tutto il pomeriggio che sospirava e la pensava. -Che fai, baka?- le chiese la maga bianca e nera, notando che anziché leggere il libro assegnatole sospirava e aveva la testa tra le nuvole. -mh…nulla.- tornò silenziosamente sul suo libro, ma il livello di concentrazione era pari a zero. Sapeva di essere troppo diretta, eppure tentava di nascondere quel fuoco che le bruciava dentro il suo petto. Ogni volta che vedeva Alice-sama, il suo cuore batteva velocemente e, chissà perché, avvertiva battere il cuore della burattinaia, come se fosse un sesto senso. -d’accordo, vado a dormire.- disse, alzandosi. -eh? A quest’ora?- la domanda di Marisa-sensei non era fuori luogo, siccome erano appena le sette. -…ho molto sonno.- disse, salendo le scale verso la cameretta. -…oh beh, poco male. Andrò a cenare da Reimu.- ridacchiò. –oyasumi da zé, Mitsuki~- Accoccolata alle lenzuola, Mitsuki decise che l’indomani si sarebbe fatta coraggio e sarebbe andata da Alice-sama. -chi è?-la burattinaia dai capelli d’oro aprì la porta. C’era una ragazza albina dagli occhi eterocromatici, con un enorme sorriso. -…Mitsuki.- -bu….buongiorno Alice-sama…sono venuta…pe….per chiederle quando iniziavamo…le lezioni, ecco…- arrossì visibilmente. -…vuoi davvero farlo?- chiese come se fosse sorpresa che fosse davvero venuta a chiederle ciò. -sicuro!- le disse, sorridendo. La burattinaia sospirò, lasciandola entrare. La casa di Alice era abbastanza grande, una villa in stile occidentale, piena di bambole di tutti i generi, finemente realizzate in ogni piccolo particolare. Quadri artistici e paesaggistici erano appesi alle pareti decorate con carta da parati, mobili classici e in legno scuro lasciavano risaltare quel luogo quasi principesco. Mitsuki non aveva mai visto una casa così bella e pulita prima d’ora. -vieni.- le disse, indicandole il soggiorno dove si trovavano dei divani e al centro un tavolino di cristallo. Mitsuki avanzò e si accomodò, con tutta l’eleganza che poteva esprimere nonostante non avesse mai vissuto una vita altolocata. La burattinaia portò delle stoffe e dei fili, con altri attrezzi sartoriali in un cestino. Poggiò sul tavolino e divise bene i fili, infilandone uno in un ago. -imitami.- disse, gelida come al solito. Mitsuki si chiese se non ce l’avesse con lei per qualche motivo. Prese il filo e tentò di infilarlo nell’ago….con pessimi risultati. E infatti, cinque minuti dopo, era ancora a quel punto, mentre Alice si aggiustava le stoffe da usare. -…per quanto ne avrai ancora?- chiese, fissando l’albina, la quale arrossì per l’imbarazzo. -…beh…non ….riesco…- -ma bene, non riesci nemmeno a infilare un filo in un ago e vuoi cucire una bambola da zero?- Mitsuki voleva sotterrarsi. -…è la prima volta che cucio…- disse. Alice si alzò, seccata. Si avvicinò a lei, sedendosi accanto all’albina e prendendo l’ago e il filo. -si fa così.- Mitsuki seguì con lo sguardo gli occhi di Alice e poi il suo movimento di mettere il filo nell’ago. Il suo cuore, in quell’istante, iniziò a battere all’impazzata. Sentì come se fossero due cuori che battevano in un’unica forma. E qualcosa brillò. -ma cosa?- Alice si voltò verso Mitsuki, che si era stupita. Qualcosa stava brillando dalla sua tasca. Fasci di luce cangiante dal bianco al rosa all’azzurro, roteavano accanto a lei come un’aura. Infilò la mano in tasca ed estrasse…quella spilla. -cos’è?- chiese la burattinaia. –qualche oggetto magico di Marisa?- disse, squadrandolo. Sembrava anche piuttosto incuriosita. -questo è…- fissò la spilla-carillon che trovò in soffitta. Ormai aveva smesso di brillare e si era spento. Era un cuore bianco con alucce laterali, sulla parte frontale aveva incastonate pietre azzurre. –questo è un…Melodic…Prism…- -un che?- chiese, perplessa. Mitsuk isi morse le labbra. Le aveva detto il primo nome venutole in mente, in realtà nemmeno lei sapeva cos’era. Ma ora sapeva che era magico. -bah, non mi interessano i giocattoli che trova Marisa e quello ha tutta l’aria di essere uno stupido giocattolo. Si alzò, seccata. -E’ meglio se torni a casa, devi continuare i tuoi studi, no? Ho sentito dire che sei un tale disastro.- affermò, senza farsi scrupoli. Mitsuki chinò il capo, aveva ragione. Le pozioni che aveva provato a fare erano andate tutte a farsi benedire con un bel falò e qualche BUUM. -si…beh…- non sapeva che dire. Seguì la burattinaia fino alla soglia di casa. -attenta agli youkai nella foresta.- le disse con indifferenza, chiudendole la porta in faccia. Mitsuki rimase qualche minuto ferma lì, osservando il giardino di Alice. -…proprio adesso dovevi brillare, stupida spilla?-

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» 20/06/2009, 17:08
Oooh °_° Chissà perchè la spilla ha brillato =O
Mi piace molto il tuo stile di scrittura: non si dilunga troppo ma non scrivi neppure poco ^_^ Complimenti!
Giusto un piccolo consiglio: quando una persona inizia a parlare, è meglio scrivere con la lettera maiuscola =o
Ma... sbaglio o il comportamento di Alice è cambiato di colpo? °_°
Comunque, aspetterò il prossimo capitolo *ç* mentre mi trovo in una situazione simile a quella di Mitsuki... senza spille, però *sigh*
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» 20/06/2009, 17:52
sicuro >.< cmq Alice è così...fredda, tsundere. E poi conta che Mitsuki sta studiando felicemente a casa della sua cara Marisa x° grazie per i complimenti e per il consiglio *_*

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» 23/06/2009, 21:45
Stage 12 - The Witch and the Vampire Altri giorni erano passati ed era ormai finita l’estate. Quel fresco giorno di settembre, Mitsuki era –come al solito- impegnata nell’impararsi a memoria l’abc delle piante esistenti nell’universo (e non è un’esagerazione). Il suo sguardo volava veloce tra i libri poggiati aperti sul tavolo. Ormai le sue conoscenze erano molto ampie e non le era più di peso leggere, tuttavia si annoiava comunque. Mentre era immersa nella sua lettura, sentì un tonfo provenire dal piano superiore. Il forte rumore la spaventò, facendola alzare di botto, così bruscamente che la sua sedia cascò a terra. Marisa non era in casa, era la giornata in cui faceva una visita alla Voile Library per rubar…prendere in prestito alcuni tomi dalla grande biblioteca di Patchouli-san. L’albina aveva evitato di tornarvici se non avesse avuto un valido motivo…Remilia la spaventava parecchio, inoltre provava un odio smisurato per quella stra-maledettissima vampiraccia, come la definiva. Tornata con i piedi per terra, essendosi assicurata che l’ingresso fosse chiuso e che l’aria non fosse pesante ed impregnata di energia magica o comunque malvagia, salì i gradini della scalinata che portava al piano superiore, lentamente e silenziosamente, tenendo le orecchie ben aperte. L’unica cosa che sentiva distintamente era una voce femminile, proveniva dalla camera da letto di Mitsuki. La voce si lamentava, piagnucolava. -Ma dove diavolo sono finita?!- si domandava, un po’ rabbiosa. Mitsuki si affacciò lentamente dalla porta di camera sua, restando ben nascosta e pronta a scattare se ci fosse stato bisogno di fuggire da un grande pericolo. -Ho sbagliato ancora? Maledizione.- urlava la ragazza. Ora l’albina poteva vederla chiaramente. Era una bella ragazza alta, snella, con lunghi capelli rosei e alcune ciocche tinte di azzurro. Gli occhi erano simil porpora. -Se lo viene a sapere Yukari-sama mi ammazzerà! E quella maledetta gattaccia si prenderà gioco di me…- affermò, con sguardo depresso. La ragazza dai capelli rosa aveva due ali. Erano un misto tra le ali vampirose di Remilia ma piene di piume bianche e diamanti o cristalli. Inoltre indossava quella che sembrava una divisa, ne aveva viste molto sulle riviste comprate al Kourindou, nel Mondo Esterno si mettevano quei vestiti per andare a scuola. Aveva una minigonna e una camicetta bianca con un fiocco rosso, con delle maniche staccate che partivano con uno sbuffo rosso e oro e scendevano a campana fino alla mano. Chi mai poteva essere e che ci faceva una tipa così a casa di Marisa-sensei? Beh, la cosa migliore era parlarle direttamente, facendosi un po’ di coraggio. Quatta, quatta, sgattaiolò dentro e le si avvicinò alle spalle. -Chi diavolo sei tu???- le urlò, facendola sobbalzare. La bella creatura alata osservò l’albina curiosa, poi rispose. -Chi diavolo sei tu, magari.- la corresse, sgarbatamente. -Ehi, sei tu a casa mia, quindi sei tu che ti devi presentare per prima!- La ragazza dai rosei capelli si guardò attorno, notando solo in quell’istante la cameretta –disordinata- piena di libri, roba sparsa in giro e il letto ancora sfatto. -…è casa tua?- chiese, curiosa. -è la casa di Marisa-sensei.- rispose Mitsuki, specificando. -Marisa-san?!- disse, come se la conoscesse. Si portò un dito sotto il mento, come se avesse capito qualcosa. Mitsuki la squadrò ancora per qualche istante, finchè non si fece ulteriore coraggio e parlò. -Sei una youkai, no? Sei qui per aggredire la sensei, vero?- le chiese, con sguardo minaccioso –anche se non avrebbe spaventato nessuno-. Di tutta risposta, la youkai la fissò sconcertata. -ma che dici? Ti sei bevuta sangue avariato?- chiese, con ironia. Mitsuki non colse la battuta se non dopo il resto –io sono solo una youkai mezza-vampira, assistente di Yakumo Yukari-sama.- Se l’albina non fosse morta d’infarto in quell’istante, era solo stato grazie agli dèi. -….vampira?- chiese, con sguardo dapprima interrogativo, poi preoccupato. -…vampira.- rispose la ragazza, confermando. -…vampira…??- chiese nuovamente, con aria agitata. -vampira…- rispose lei, che non capiva se l’albina fosse sorda o semplicemente non riusciva a capire. -…VAMPIRA?- le urlò in faccia, davvero preoccupata. -….VAMPIRAAAAAAAAAAAAA- urlò la ragazza, che si era quasi stonata un orecchio quando Mitsuki aveva gridato. Non aveva ancora capito cosa avesse contro i vampiri, soprattutto dopo che Mitsuki aveva gridato: - IO ODIO I VAMPIRIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII- Ci fu una pausa di almeno due minuti. Mitsuki doveva riprendere fiato e la ragazza dai capelli rosei doveva capire cosa stava succedendo, oltre che riacquistare l’udito. Dopo il silenzio tombale, la ragazza invitò Mitsuki a calmarsi e a regolare il volume della sua voce. L’albina capì che aveva esagerato e si sedette sul letto, invitando lei a fare altrettanto, così da poter chiacchierare tranquillamente. Così fece. La ragazzina si accomodò accanto all’albina. -dunque…perché odi i vampiri?- chiese, così, di botto. -…una mi ha quasi disintegrata con una spellcard.- le rispose, secca. -oh…capisco. E’ forse la vampira che abita al Koumakan? Remilia Scarlet?- chiese, curiosa. -oh si, proprio quella maledettisima pu….pulzella.- disse, correggendosi per non sembrare volgare. In effetti, da quando viveva con Marisa si stava abituando troppo a sentire –e a dire- volgarità e parole maleducate. Di tutta risposta, la ragazza dai capelli rosei rise. -Comunque, io sono Akatsuki Shizuka.- si presentò, educatamente. -Il mio nome è Shiroyume Mitsuki, piacere di conoscerti!- rispose l’albina. –ma Akatsuki…è un bel cognome, complimenti! E’ scritto come Luna e Rosso, vero? Mentre Shizuka?- -è scritto come “Silenzio”.- rispose la mezza vampira. -Oh, quindi Luna, Rosso e Silenzio…qualcosa come…Luna Rossa del Silenzio?- stava praticamente parlando solo lei, tuttavia Shizuka la ascoltava, felice che le piacesse il suo nome. –Sai che mi ricorda Remilia? Dopotutto Scarlet è inglese e significa Scarlatto, quindi rosso. Poi la sensei mi ha raccontato che la luna rossa è una specie di simbolo o qualcosa così…- -Invece tu….Shiro da Shiroi, bianco, esatto? Yume è sogno, Mitsuki è luna piena. Beh, anche tu hai un nome significativo…Bianco Sogno di Luna Piena- -In entrambe c’è una luna!- disse, ridacchiando. Anche Shizuka ridacchiò. Nonostante fosse un tipo caratterialmente abbastanza complesso, sembrava andare d’accordo con Mitsuki. Tutto il pomeriggio fu passato chiacchierando e ridendo tra loro. Sembravano aver fatto amicizia, eppure poco prima non si conoscevano neppure. Era incredibile come un’umana e una youkai potessero andare d’accordo. -ma Yukari-sama…può teletrasportarsi?- chiese curiosa l’albina, che aveva solo sentito parlare di questa potente e millenaria youkai. Ciò che sapeva di lei era che adorava creare casini e dormiva praticamente sempre. Inoltre aveva due shikigami…anzi, uno shikigami solo, ma lui a sua volta aveva il suo shikigami personale. -no, non può teletrasportarsi, lei apre dei “gap”, ovvero dei passaggi. Li può aprire ovunque, dovunque sia. Ci può trovare di tutto, ci può entrare uscendo dall’altra parte del mondo o ci può infilare la mano per prendere qualcosa dall’altra parte del mondo.- -Ma è un potere fighissimo!- commentò l’albina, eccitata. -Si! Io sono in grado di creare passaggi simili, non sono brava quanto lei ma è un potere innato che sto cercando di sviluppare. - -Non sapevo che Yukari-sama avesse una allieva…- -Ah ma non sono un’allieva, solo un’assistente…magari un giorno ti racconterò di come mi ha trovata.- disse, con lo sguardo perso nel vuoto. -…capisco…aspetterò.- disse, sorridendo. -Accipicchia, è tardi!- esclamò Shizuka, osservando l’orologio. -OPPORCAMISERIACCIA- urlò Mitsuki, notando che era DAVVERO troppo tardi. –Marisa-sensei sarà qui a momenti e non ho nemmeno cucinat…- -Ohi, Mitsuki? Dov’è che sei da zé?- La voce mascolina proveniva dal pian terreno. E non solo per lo stampo leggermente maschile ma anche per il “da zè” finale che continuamente metteva a caso alla fine delle frasi, si poteva benissimo dedurre che era Marisa, appena tornata. -Occazz Marisa-sensei!- disse, agitata. Osservò la soglia della sua stanza, come se si aspettasse che apparisse sull’uscio da un momento all’altro. Shizuka rise, sapeva che era il momento di togliere il disturbo. -oh beh, io scappo Mitsu~, bye bye!- Così dicendo, la vampira si volatilizzò in un battibaleno. Di sicuro non sapeva aprire passaggi o “gap” come Yukari-sama, lei poteva proprio teletrasportarsi! O almeno, è ciò che aveva capito l’albina. -…Mitsuki!- Una voce alle sue spalle la fece sobbalzare. Chiaramente era Marisa, appena entrata nella stanza. L’abina di voltò ridacchiando. Per fortuna, la sensei non aveva visto Shizuka sparire. -…dov’è la mia cena??- chiese, con uno sguardo serio, come se stesse chiedendo “hai perso tutto il pomeriggio a non far nulla e non mi hai nemmeno preparato da mangiare?”. La risposta di Mitsuki fu un’altra risatina, stavolta MOLTO preoccupata e nervosa, conscia dell’incombente punizione.

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» 24/06/2009, 16:49
Bellissima pero Chen non è una gattaccia lei e solo la neko-chan più tenera che esiste 
I morti non possono piange quindi piango per loro. (Cit. Momo Shinigami no ballad) guardiamo i fatti, halo ha tante vendite per il semplice motivo che l'xbox è uscita prima, non giorni, neanche mesi ma anni...ok piace ma è solo per quel motivo che vende di più (Multiplayer.it) 
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» 11/07/2009, 15:20
Stage 13 - Menzogne Erano ormai passati due mesi da quando aveva lasciato la sua casa al villaggio umano. I suoi genitori credevano stesse facendo da infermiera ad una amica malata, per fortuna che Hana le dava man forte andando a trovarli e rassicurandoli sulla situazione. Ma il suo “permesso di soggiorno” era scaduto e doveva tornare a casa. Non sapeva cosa avrebbe detto ai genitori, di certo non poteva abbandonare la magia. Doveva escogitare qualcosa. Marisa era partita quella mattina d’autunno, diretta con Reimu alla Youkai Mountain. Mitsu non aveva idea del perché, sapeva solo che era successo qualcosa e che era apparsa una nuova divinità sulla montagna, per questo stavano andando a controllare. Alle 10 del mattino si era messa in cammino verso il villaggio umano, indossando il solito kimono che ormai non indossava da tempo grazie ai nuovi vestiti che le regalò Alice. Attraversò la foresta in circa tre ore, finchè non giunse al villaggio. -Tesoro! Come sta quella tua amica?- chiese la madre, abbracciandola e preoccupata per la sorte della fantomatica amica malata. -Sta molto bene, è guarita!- rispose l’albina, abbracciando la madre di rimando. –e sono felice di essere tornata a casa!- sorrise dolcemente, cercando di non far insospettire i genitori. Il padre, severo e con sguardo serio, la squadrò da cima a fondo, prima di darle un “bentornata”. Sapeva di non poter stare così con le mani in mano, anche se stava pulendo la cucina. Doveva trovare una soluzione per tornare a casa di Marisa-sensei, sapendo benissimo che sarebbe potuta tornare da un momento all’altro. Aveva saputo che gli incidenti di Gensokyo non duravano più di un giorno intero, due giorni massimo. E lei non avrebbe permesso che al ritorno della sensei non fosse stata a casa ad accoglierla. Al termine della giornata, la madre di Mitsuki aveva realizzato una piccola festicciola per festeggiare la buona salute dell’amica, invitando lei e Hana. Mitsuki aveva già risolto il problema dell’amica facendo venire Natsu, la quale non aveva mai incontrato i genitori di Mitsuki, per cui poteva benissimo passare per l’amica malata. Al suo arrivo, assieme ad Hana e Tsubasa, la madre di Mitsuki la abbracciò augurandole una lunga e serena vita e Natsu la ringraziò di cuore. -Ci siamo riusciti!- esclamò contentissima Hana, fissando Mitsuki. –ma adesso cosa farai?- -non so, stavo studiando un piano…- disse l’albina, pensierosa. -puoi inventare che hai un nuovo lavoro…- azzardò Tsubasa, pensieroso anche lui. Ma come avrebbero reagito i suoi genitori se avesse detto loro di lavorare da un’altra parte? Per loro il ristorante era tutto e Mitsu non poteva permettersi di restare lì per molto. Ci avrebbe pensato per tutta la notte. Il sole era sorto nuovamente, a Gensokyo, con nuove preoccupazioni. Mitsuki aveva aperto gli occhi e osservava cupa il soffitto sopra di lei. Pregò in cuor suo che la sensei non fosse ancora tornata e che quindi non fosse arrabbiata con lei per la sua assenza. A questo punto, si chiese come mai fosse stata così stupida da non lasciare un messaggio scritto. La madre entrò in camera, a svegliarla, con un sorriso raggiante. -Si ricomincia il lavoro!- disse, con tutto l’amore possibile. Amore ed energia che Mitsuki non vedeva. Cosa c’era di così bello nel lavorare in uno stupido ristorante anziché stare a casa della sensei a preparare pozioni e a imparare incantesimi? -…non posso…- disse Mitsuki, all’improvviso. La madre si incupì. -come sarebbe non puoi?- la fissò sconcertata. L’albina, dal canto suo, non aveva riflettuto su cosa dire. L’unica cosa che le venne in mente era la sua amicizia con la sacerdotessa Hakurei. Poteva giocare a suo favore. -Allora, che succede?- le chiese sua madre, adesso preoccupata. Cosa poteva dirle? Dopotutto non aveva in mente un piano, né poteva dire che la sacerdotessa l’aveva chiamata o qualcosa così…ma nemmeno che voleva diventare una sacerdotessa anche lei. Si lasciò scappare la prima cosa che le venne in mente. -Voglio purificarmi.- -Tu…vuoi….cosa?- L’atmosfera in casa Shiroyume era pesante. Il capofamiglia fissava severamente la figlia, non capendo come mai se ne fosse uscita con una idea così strana. Sora, la madre, era seduta accanto alla figlia, cercando di capire il suo problema. -Adesso, signorina, vedi di spiegare chiaramente cosa ti passa per la testa.- iniziò l’uomo, con sguardo serio. Mitsuki tremò. Aveva sempre avuto paura di suo padre, ma non poteva demordere. Era una bugia grossa, ma ne aveva già raccontata una precedentemente, non doveva preoccuparsi. E poi, doveva tornare da Marisa. -…voglio andare al tempio Hakurei per purificare la mia anima.- disse, convinta. -che cosa vuol dire? Cosa hai fatto per voler purificarti?- chiese sconcertata la madre. -…quando …accudivo Natsu…devo….aver offeso gli dèi, si…li ho offesi..- rispose l’albina, tristemente, come se si stesse pentendo. -offeso gli dèi? Per quale ragione?- chiese ancora la madre. -beh…perché…vedevo Natsu stare male e ho iniziato a chiedere agli dèi perché la stavano facendo soffrire così…e …a volte li maledivo per la crudeltà…rivolgendomi in modo…molto…offensivo…- disse, cercando di sembrare dispiaciuta il più possibile. Sora si portò le mani davanti alla bocca. -tesoro…- incominciò, la donna sconvolta -…è comprensibile…vedevi star male un’amica…gli dèi capiranno…basta che fai una preghiera chiedendo perdono…- -no, madre! Sono stata troppo crudele! Mi sento sporca! Ho anche causato problemi a voi e sono scappata irrispettosamente quando mio padre mi stava rimproverando!- disse, cercando di inserire tutte le cose che aveva fatto e che non erano da considerarsi propriamente “buone”. -devo purificarmi, pregare gli dèi, svolgere una vita tranquilla e di clausura finchè non sarò stata perdonata.- terminò. La donna si voltò verso suo marito, che sospirò. -e la sacerdotessa Hakurei? Pensi ti accoglierà?- chiese il padre. -si. L’ho incontrata una volta qualche giorno fa e mi sono…confessata a lei. Mi ha consigliato lei di fare questo periodo di…ritiro spirituale.- disse. -d’accordo, allora. Accolgo la tua richiesta per questo periodo di preghiera che non può far altro che giovare alla tua anima.- affermò l’uomo, alzandosi dalla sedia dov’era seduto. La donna sospirò, stringendo la mano dell’albina che le sorrise. -ma prima, devi arrivare al tempio, ed è un posto pericoloso per te.- continuò l’uomo –dovrai conoscere le regole di una Danmaku Battle e dovrai affrontare le fate che infestano quel luogo.- disse. Mitsuki lo fissò perplessa. In realtà moriva dalla voglia di imparare, ma non capiva cosa suo padre voleva dire. -si, capisco…ma come posso fare per imparare?- chiese, perplessa. -Ti insegnerò io. Vieni con me.-L’uomo si avviò verso il retro, Mitsu lo seguì, col cuore pulsante e fremendo di emozione. -Innanzitutto, crea i tuoi danmaku.- l’uomo agitò un braccio e sparò dei danmaku contro un albero dietro l’albina, che si spaventò. -…na….NANI?- disse, preoccupata. –t-tu sai creare dei danmaku?- lo fissò con sguardo impaurito. Come poteva crearli così dal nulla? Quella era magia! - …certo che so farlo. Molti sanno farlo. Molti DEVONO farlo.- rispose l’uomo. Mitsuki non riusciva a capire. -ma…non capisco…molti sanno usare la magia?- -le cose basilari, certo.- rispose. Mitsuki aveva voglia di ammazzarsi. -…perché io tutte queste cose non le sapevo?- chiese, stralunata. -perché hai sempre lavorato qui dentro da quando eri piccola.- stavolta rispose la madre -Inoltre…non volevamo dirti nulla che avesse a che fare con la magia da quando…- si zittì. Sapeva di non dover ricordare l’incidente di molti anni prima, quando Mitsuki aveva quattro anni. L’albina fissò il padre perplessa. Aveva passato una vita a credere che la gente odiava la magia o che comunque, usare la magia, era una cosa non ben vista. E adesso? Scopre che non era così. Chissàche brutta figura quando era andata a prendere il libro di magia al Kourindou e cosa avrà pensato Marisa di lei, quando diceva che i giovani non sapevano usare i danmaku? Era davvero imbarazzata. Suo padre le mostrò come far apparire dei normali danmaku dalla forma sferica. E Mitsuki lo imitò perfettamente. Non che ci volesse molto, per una apprendista maga. -bravissima.- esclamò suo padre, porgendole una carta, che Mitsuki prese in mano. –E’ una spellcard. Usala con parsimonia- Mitsuki aveva il cuore che le batteva forte. …Era una spellcard? Una spellcard vera e propria? La osservò. Era marroncina, aveva il disegno di tanti danmaku che assumevano la forma di fiori e c’era scritto su il nome “Full Clover ‘Flowered Sweet Garden’. -Adesso puoi andare, buona fortuna.-. L’uomo la salutò con queste poche parole, ma in queste, c’era tutto il suo amore per la figlia. Sora abbracciò Mitsuki e la salutò. Adesso, l’albina, poteva restare fuori casa almeno fino all’inizio della primavera.

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» 20/07/2009, 14:39
Stage 14 - Conigli Dopo che finalmente si era liberata dai genitori, che potevano causarle problemi con il suo apprendistato, l’albina aveva iniziato a prendere la vita con più calma e senza ulteriori preoccupazioni. La maestra le aveva raccontato della vicenda del nuovo tempio apparso sulla sommità della Youkai Mountain e la cosa l’aveva incuriosita non poco. Tuttavia, la Youkai Mountain era ancora troppo lontana dalle sue capacità. Non poteva arrivervi a piedi né poteva sperare di attraversarla senza una buona dose di Danmaku e Spellcard. E di Spellcard, lei, ne aveva solo una: quella che suo padre le aveva regalato. Così, quella giornata, era dedicata come le altre alla ricerca di piante per pozioni. Ormai ne aveva piene le scatole di pozioni, si vedeva che non era brava a farne da sé, non era un genio come Marisa. Tuttavia, la ragazzina, era almeno in grado di preparare antidoti e rimedi curativi, o, comunque, pozioni di prima necessità. Il sole doveva essere alto quel giorno, anche se erano in pieno autunno, nonostante ciò non riusciva a vederlo. Era alla ricerca di una piantina per il suo antidoto alle bolle sulla pelle, ma non l’aveva ancora trovata. Cercava bene in giro come se cercasse un anello in un pagliaio…o forse era un ago? Beh, purtroppo non c’erano né aghi né anelli. C’erano solo alti, immensi, infiniti bambù. -Bambù a destra, Bambù a sinistra, possibile che non sappia dove sia?- sbuffò l’albina, osservando il cielo. Ma il cielo non c’era, c’erano solo alti, immensi e infiniti bambù. Come sempre, da tre ore a questa parte. Si sedette, stanca e incavolata. Cercò di fare il punto della situazione scarabocchiando sul terreno qualche frase incomprensibile, pensando a come uscire da quella snervante situazione. Ciò che ne dedusse era solo che si era persa nella Bamboo Forest. -…praticamente sono fregata.- affermò, demoralizzata. Era preoccupata per essere stata disattenta Non per nulla, in quel luogo ogni cosa veniva smarrita e chiuque si perdeva. Fissò le cime dei Bambù per qualche altro minuto, poi si issò e riprese a girovagare. Ma ogni posto era simile agli altri, come un lungo ed intricato labirinto. Mentre camminava, ebbe la malsana idea di cominciare a cantare…magari qualche youkai l’avrebbe trovata e forse poteva convincerlo ad aiutarla. “You feel my heart ogni volta che batte un magico cerchio mi apparirà La melodia di incanti e magia mi rapisce in questo modo”Piroettò in giro, ridacchiando come se si stesse divertendo. Ridere era la cosa migliore in un momento simile. “Flying in the sky con la mente lontana sulla luna posso anche arrivar”Canticchiò, indicando il cielo come se vedesse la luna davanti ai suoi occhi. “è solo un'altra giornata così so però..”Al “però” smise di cantare. Aveva sentito dei rumori e si voltò, osservandosi intorno. Non c’era nessuno, eppure lei aveva proprio avuto l’impressione che qualcuno la stesse seguendo. Decisa a fare più attenzione ma a non far capire di aver capito di essere seguita, continuò la canzone, senza più piroettare e muoversi coreograficamente, piuttosto con occhi bene aperti su ciò che accadeva accanto a lei. “…so però..che la sognerò The love is a melody of happiness!”Esclamò intonando la frase come se stesse seguendo note precise. “E' un altro giorno ed estate è già un nuovo futuro The love is a melody of Happiness!”Ma l’acuto finale si interruppe sul più bello, sostituito da un sonoro “AAARGH!” ed un tonfo. L’apprendista maga, camminando, era scivolata nel terreno, probabilmente finto, ed era rimasta incastrata dentro un fosso, abbastanza alto. Si stava massaggiando il sederino dolorante, mentre cercava di mettere a fuoco cosa era successo. Si osservò intorno, notando la liscia parete del fossato dov’era capitata. Chi l’aveva scavato era un professionista. -…e adesso come ne esco?- si chiese stralunata l’abina, osservando l’alto. Non sapeva volare e poteva solo cercare di arrampicarsi. Si aggrappò con le mani ad alcune protuberanze nella roccia e si issò con fatica, cercando con i piedi dove appoggiarsi. Purtroppo le rocce cedettero e cascò nuovamente giù, rendendosi conto che la parete era troppo liscia e friabile per arrampicarcisi. E allora, cosa avrebbe potuto fare? Si mise ad urlare come una pazza, cercando qualcuno che poteva sentirla. Ma era una foresta deserta o cosa? Era davvero impossibile che non ci fosse nessuno. -EHIIII MI SENTITE????????????? TIRATEMI FUORI DI QUI!!!!- continuò ad urlare, quasi che si strozzava. Non ci riusciva, si sedette, stanca, lasciando riposare la voce. Al suono dei grilli e nell’oscurità del crepuscolo, Mitsuki continuò a cantare le canzoni più svariate che le venivano in mente, sperando che qualcuno la potesse sentire. Era quasi sul punto di piangere, immaginando le cose più svariate, come la sua prossima morte di fame e sete in quella buca, in una foresta dove nessuno l’avrebbe più trovata. Si asciugò le lacrime, scoppiando a piangere e credendo davvero che nemmeno Marisa l’avrebbe salvata. In preda ad una crisi, iniziò a dire cazzate. -A Hana lascio tutti i giochi che ho ancora conservati a casa…poi…a Natsu lascio i miei vestiti. A Marisa-sensei regalo i libri che ho…sono relativamente pochi, però, uff… Ad Alice-sama…le regalo le mie vecchie bambole…però sono sporche e vecchie…però…io la amo!!- scoppiò a piangere di nuovo -Mi dispiace, non ho mai potuto dirti quanto mi piacevi…- si asciugò le lacrime con la manica, singhiozzando. –Però davvero mi piaci…quegli occhi azzurri come il cielo…i capelli biondi splendidi…e poi quelle dita…con le tue splendida dita sai fare così tante cose…cucire, creare, muovere le bambole…- …iniziò a sbavare, come se pensasse chissà a cosa. Scosse la testa, tornando finalmente coi piedi per terra. –Ma cosa dico?! Non posso pensare certe cose!- si disse, tornando ad osservare il cielo scuro oltre le cime dei bambù. -…Eppure avrei tanto voluto esprimere i miei sentimenti…chissà cosa penserà Marisa-sensei quando non mi vedrà tornare mai più…- si disse tra sé e sé. Ricominciò a cantare, stavolta rassegnata alla sua tragica fine da film horror. “la~la~la~la~la~la~la~la~la~la~la~la”-CHI C’E’?- Mitsuki sussultò. Una voce femminile, proveniente da sopra, l’aveva riportata alla vita. -EHI! AIUTO! SONO INTRAPPOLATA!- urlò, sperando che la persona ci fosse ancora. –TI PREGO AIUTAMI!- concluse. Dalla fossa, si affacciò qualcuno. Mitsuki non poté vederlo bene perché era buio, lontano e controluce, però la persona sconosciuta pareva vederla bene. -Ragazzina, come sei finita lì?- -Sono caduta! Il terreno ha ceduto!- rispose l’albina, sperando di essere aiutata. -Vengo a prenderti.- rispose, saltando nella fossa. -Ehi! Ma che fai??- chiese sconvolta Mitsuki, che non capiva il vantaggio nello buttarsi in quella fossa. Sicuramente lo capì dopo che quella ragazza misteriosa l’aveva presa tra le braccia, saltando nuovamente. Adesso erano in superfice. Era successo così velocemente che non aveva nemmeno avuto il tempo di capire cosa fosse successo. -Stai bene?- le chiese. Mitsuki poteva vederla bene in volto. Aveva lunghi e lisci capelli lilla, occhi rossi e…orecchie da coniglio. -S-si, sto bene…- rispose l’albina, sorridendole. –io…ti ringrazio! Sei la mia salvatrice!- disse, emozionata. La ragazza ridacchiò dolcemente. –no, sono semplicemente Reisen Udongein Inaba.- affermò la coniglietta. Mitsuki non volle essere maleducata e ricambiò la presentazione –E io sono Shiroyume Mitsuki.- -Uhm…sei ferita ad una gamba, forse a causa della caduta…- le fece notare Reisen. –ti porto alla clinica, così ti potranno curare!- -oh, con molto piacere, sei gentilissima!- le rispose Mitsuki, che non era mai stata in una clinica prima d’ora. Reisen la prese in braccio senza sforzo alcuno e iniziò a saltare come una rana…anzi, come un coniglio. I salti erano altissimi e lunghissimi e Mitsu, che non si intendeva di distanze, pensò che con un solo salto potevano avanzare addirittura di più chilometri. In più, ad ogni salto, superavano quasi le cime altissime dei bambù. -Sei bravissima!- disse Mitsuki, stupefatta. -Sei umana, vero? Che ci fai qui tutta sola?- chiese Reisen, curiosa. -Beh…mi sono semplicemente persa…- mentì. Non voleva rivelare di essere un’apprendista strega al primo youkai che le passava davanti. Le due arrivarono ad una struttura tipica giapponese che fungeva da clinica. -…sarebbe questa la clinica? A me sembra una semplice villa giapponese…- affermò l’albina, osservandosi intorno, mentre Reisen avanzava e faceva cenno di seguirla. -è qui che la dottoressa Eirin visita i pazienti.- la coniglietta le fece strada verso una camera vuota, facendola accomodare sul letto. –Sarà qui a momenti.- Mitsuki conosceva Eirin-sensei. Era la dottoressa più brava di Gensokyo e aveva salvato molte vite di umani e youkai morenti e malati. -La vado a chiamare, torno subito!- disse Reisen, uscendo dalla stanza. Mitsuki rimase da sola, osservando il luogo silenzioso. Un orologio segnava le nove e mezzo. Marisa-sensei l’avrebbe uccisa per quell’esagerato ritardo. Si stese sul letto, aspettando, finchè non sentì un BUH! -Chi è??- disse, issandosi subito a sedere sul letto. Dalla finestra, un’ombra si introdusse nella camera. Era una bambina, vestita di rosa, con i capelli neri…e aveva anche lei orcchie da coniglio. -…Ti sei fatta male?- chiese la coniglietta, osservando la ferita. -Ehm…un po’…- rispose Mitsu. -Mi dispiace. Non dovevi caderci tu.- disse la coniglietta rosa. -Eh, sono cose che capitan..ehi, aspetta, COSA?- chiese all’improvviso –L’hai scavata tu quella buca?- chiese, arrabbiata. -Si, era uno scherzo per…beh, non per te.- rispose annuendo col capo, sedendosi accanto a Mitsuki. –Hai una bella voce, mi piace come canti.- Mitsuki resto immobile a pensare. Prima la conigliettina scava una buca, poi ci finisce lei dentro ma non la salva, però la ascolta cantare e adesso si presenta rivelandogli la verità sulla buca e sul fatto che la spiava…come doveva rispondere? Aprì solo la bocca per parlare ma non riuscì a dire nulla. -Tewi.- disse la conigliettina. -..eh?- rispose Mitsu, che era ancora nei suoi pensieri e non aveva capito. -Tewi Inaba. E’ questo il mio nome.- disse, sorridendole. -…Shiroyume Mitsuki- rispose l’albina. -Non dirai che la buca l’ho scavata io, vero?- aggiunse, fissandola. Mitsuki sospirò, pensierosa. -Beh…in teoria dovrei farlo…- le rispose, pensando di vendicarsi per aver sprecato tutto quel tempo a causa sua e del fatto che la stava spiando senza aiutarla. -oh…sul serio?- le chiese Tewi. –In questo caso, dovrò andare a dire ad Alice-sama che sei perdutamente innamorata di lei, non credi?- Colpita e affondata. -…forse forse è inutile che riveli una cosa così banale…a chi importa che era una buca scavata apposta da te?- disse l’albina, ridacchiando nervosamente. -Eh già!- esclamò Tewi, ridendo malignamente. Di una cosa era certa: quella coniglietta era una bastarda.

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- abitante il: 28/10/2008, 2:33
- Località: Forest of Magic
- Razza: Umano
- Classe: Magician
- Spellcard: Magnus Exorcismus!
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